Il chiostro
Pubblicato: 9 aprile 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno Lascia un commentoNon si può essere figli, lo si deve.
Brera era qualcosa a cui appartenere
meno, ma meglio. Vivere con questo,
farsi come porte aperte, come isole discretamente
naufragare dentro l’iride. Con il corpo chiuso
di una copia il magma sogna ancora
il sogno di una forma, seguita nel chiarore
ellenico di un fauno; altri torneranno, per partire
in uno scatto d’elitre. C’è chi ha detto io
stringendo tra le mani cupole di erba raggelata,
cadendo dietro i tetti la sera chiude gli occhi
di Prussia. C’è chi ha detto di si a tutto questo,
e chi dice di noi, tacendo.
E ancora io non so di cosa andare fiero
se mi applaude dal cortile il volo di un piccione.
Alessandro Grippa (Treviglio, 1988), da Opera in terra (Lietocolle-Pordenonelegge, 2016)
Borgo con locanda
Pubblicato: 8 aprile 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Mario Benedetti Lascia un commentoCome in un volo la corriera mi ha dato lo spiazzo con la facciata.
Era bello, i calzoni che cadevano larghi sulle scarpe grosse,
stare in mezzo alle foglie qua e là.
Mattine senza sapere di essere in un posto, dentro una vita
che sta sempre lì, e ha la fabbrica di alluminio, i campi.
Si muove il bancone quando si parla,
le finestre con i vasi, le tende minutamente ricamate.
Fuori i cortili corrono piano, le foglie vanno piano sotto le mucche.
Il cielo gira verso Cividale, gira la bella luce
sulle manine che avevamo, che è stata la vita essere vivi così.
Mario Benedetti (Udine, 1955), da Umana gloria (Mondadori, 2004)



