Ci vorrebbe proprio tutto

Ci vorrebbe proprio tutto
il tempo di cucire un bottone.
Quel fermarsi
in quel punto della camicia
su e giù con l’ago
e il filo lungo che va in alto e scende.
Quel andare al di là e tornare, basterà?

Il viaggio di una madre
il puntino luminoso della sua mano
che dal cielo scende
e sale un filo che fra le dita
sembra attraversare niente.

Io ti avevo stretto la mano
nella panca della chiesa dei Servi
sentivo che piangevi
non sapevo come ricucire
il fiore sdraiato del tuo respiro
con tutte quelle radici al vento.

Francesca Serragnoli (Bologna, 1972), da Aprile di là (LietoColle-Pordenonelegge, 2016)


Lo splendore del buio

E la sera discese come uno che se ne va via
recando oltre la porta l’estremo bagliore
del corridoio, lasciando odore di freddo
oltre la soglia adorata e ignare
dove al mattino col primo oro radioso
era passata come una fata la sposa,
interrompendo la clessidra, suscitando le ore,
muovendosi tra i davanzali come in una piscina.

Là, oltre l’argine oramai buio,
dove si genera il desiderio e il sogno si prepara,
siepe su siepe l’occhio fissò ogni sera,
nell’aspro confine tra la regione oscura
e l’ultimo odore dell’erba conosciuta,
premendo la nostalgia del ripetuto addio

lontano, dove si rigenera il fiore del sogno,
nel buio che risplende a poco a poco
sui fiumi oblianti e ricordati dal cuore,
quando nella sala senza suono brilla un bicchiere
e il sonno nutre la memoria gloriosa.

Roberto Mussapi (Cuneo, 1952), da Gita Meridiana (Mondadori, 1990)