Per strada, fiutavo l’aria

Per strada, fiutavo l’aria
di qua, di là, come un cane in allarme.
C’era sempre un rumore che all’improvviso
veniva ad accusarmi: un tremito
di vetrate, uno schianto sordo, lontano,
un cigolìo…
Una volta, sul marciapiede,
un furgone di colpo si è messo a gemere:
“ìh-ò!… ìh-ò!”. Lo avevamo
appena oltrepassato
che dal muro di fronte parte un fischio,
occupa tutta la scena. Prima che riesca
a vedere da dove viene,
due sirene volteggiano dentro quel sibilo,
s’incrociano, si attraversano. Dopo una svolta
altri barriti si aggiungono. Ciascun segnale
conserva ancora il suo timbro,
le sue note – fa, sol – (qua un punteruolo,
là un rasoio, più avanti
cartavetrata sulla lavagna), ma
a un certo punto non riesci più a distinguerle.
Fanno un solo, compatto, incandescente,
duro rumore rosa.
“Ma lo senti?”
urlo io al Conoscente. Lui: “Che cosa?”
“Come, che cosa?” Ci fermiamo a un incrocio.
“Non senti come gridano?”
“Gridano? E chi? No, io non sento niente”,
ride lui. “Tu, piuttosto, abbassa la voce…
Non vedi come si volta la gente?”
Umberto Fiori (Sarzana, 1949), da Il conoscente (Marcos y Marcos, 2019)


Incerto Autunno

Incerto che cosa s’inquadri 
nel cogliere foglie che cadono 

se colore o caduta 

Artigli pettinando il pomeriggio 
arano legno vivo 
come condanne da un anello d’aria 

Condanne a vita nuova, allo strapparsi 
da ciò che è stato, a qualsiasi costo 

È così che si sconta la rinascita 
non solo tra le foglie 
e non sempre colori 
ci accompagnano.  

Giulio Viano (Genova, 1973), da Iridi artiche (Lietocolle-Pordenonelegge, 2014)