Tu li sbagli spesso i momenti della vita
Pubblicato: 6 novembre 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Francesca Serragnoli Lascia un commentoTu li sbagli spesso i momenti della vita
le carezze troppo forti, i baci
che svegliano, le domande che irritano.
Ma io non li voglio cambiare
quei tratti di violetta nel muro slabbrato
quello sbagliarsi limpido del vento
che non distingue il cappello dalla polvere.
Non avere paura di me
tiro i sassi per vedere volare gli uccelli
e ricadere la rotta verso di me.
Dopo l’esplosione della mia voce
ascolto il cinguettio non più mio
oh mio sole tiepido d’ottobre
che ritorni sempre
come se fossi una vetrata trasparente.
Francesca Serragnoli (Bologna, 1972), da Aprile di là (Lietocolle-Pordenonelegge, 2016)
Settima scena
Pubblicato: 5 novembre 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Maria Borio Lascia un commentoStendevamo le mani contando
i bordi di pelle incrinati.
Questa è una scena visibile
dietro una parte di me che indietreggia,
si sorregge la luce insieme
la carta e il digitale, ti sorreggi
consegnato alla portafinestra
e mi apri uscendo sopra il gelo.
Questa è una seconda scena
che mi lascia creatura tra gli uomini,
tu uomo tra le creature che degradano –
il balcone, la condotta di rame, i grovigli delle nuvole,
una sagoma parlante.
Nella terza scena parliamo immobili
attraverso uno schermo nell’etere
particelle o nella sottospecie di materia,
gli atti che chiamano linguaggio
o il linguaggio vero, sinuoso, incosciente.
Posso dirti
il tempo reale, nel tempo reale puoi
dirmi, accecati dalla luce digitale,
la fortuna di saper aprire
una quarta scena
dove entrano i frammenti degli altri
e noi ricomponiamo barricandoci
a un orario e a una parola –
le notizie rosse e irreali
sono scese dietro l’orizzonte,
un attimo al mondo per diventare –
quando nella quinta, sesta, settima scena sarannoi
l postino o l’uomo del pub
o tuo padre persino e mia madre
sempre più in sé sprofondati.
Così alla quinta scena ero tornata nel segreto
e l’avevi cancellato per un mondo
che entrava nella stanza allontanandosi.
Poi alla sesta scena eravamo in una semplice fila
alla stazione, con gli occhi e una banconota
piegati tra la mano e il tavolo –
un affidarsi, un rispettare.
Alla settima scena torno e respiro
nell’irrealtà prodotta dello schermo dei colori
del viso e della voce,
lontani e accesi, collisioni, temperature, frenetici
mentre il puro pensiero di me
non è più me
ma lo conservi, e i famelici ostacoli
di una lotta per il nostro posto
sono accidenti,
tempeste.
Un suono di gola, primitivo:
la trasmissione del niente è all’altrui niente –
la settima scena di noi è il settimo giorno,
la vita che vogliono rubare
bianca è nuda.
Maria Borio (Perugia, 1985), da L’altro limite (Lietocolle-Pordenonelegge, 2017)



