dare fuoco al verbo preservare

dare fuoco al verbo preservare
incagliarsi, disimparare: solo così
si dà – a tratti, in pulviscolo, nei denti
dei matti – la tua feroce, sparita
libertà

 

Fabio Donalisio (Savigliano, 1977), da Ambienti saturi (Amos Edizioni, 2017)

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ci sono tante cose

ci sono tante cose
e poi le porte, chiuse, ovunque;
fai a meno di chiederti cosa celano
cosa c’è dietro (ti raccomando
o forse ti prego): sarà comunque
meno, il segno; vivi sommesso
ma fiero attorno al sogno – lui
ti definisce, non dice come
la parola – valica (si sale)
il passo della vita che cavalca
sola; toccala, per quel che vale
e, davvero, cerca di non farle
male

Fabio Donalisio (Savigliano, 1977), da Ambienti saturi (Amos Edizioni, 2017)


Francesco Targhetta consiglia “(a lui stesso)” di Fabio Donalisio

e fango è il mondo
forse un modo, un lutto
una possibilità di strada
anche vaga, vana

(…or not to be)

esistere contenti dei deserti:
resta questo oltre i collassi
gli sbagli e il tempo profondo

e (ovviamente, sì)
l’infinità vanità del tutto

 

Fabio Donalisio (Cuneo, 1977), da La pratica del ritorno, in Poesia contemporanea. Undicesimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, 2012)

 

Come si può fare una cover di A se stesso di Leopardi, infilandoci dentro pure Shakespeare, e uscirne vincitori. Donalisio gioca con la letteratura più dolorosa e prova a sfidare, attraverso la sua voce, il presente. E così il primo e l’ultimo verso di (a lui stesso) sono citazioni da un Leopardi all’apice del nichilismo che incorniciano un tentativo di rivolta, sulla riuscita della quale è lecito nutrire dubbi («forse») ma che è doveroso compiere. Le parole rotolano, come spesso nella poesia di Donalisio, a mo’ di valanga, trascinando con sé le precedenti e aprendo un varco, «una possibilità di strada», ossia di fuga. Che forse coincide con la morte, come suggerisce tra isolate parentesi il ricordo amletico, ma forse no: appena oltre il burrone dello spazio bianco, ci viene data l’eventualità di una vita «contenta dei deserti», non arresa al nulla, ma nemmeno preda di facili illusioni. Perché, sì, sappiamo che tutto è vano. Ma rivendichiamo anche l’insopprimibile diritto alla felicità.

Francesco Targhetta