Corpo stellare

Mi segui con un pensiero, sei un pensiero
che non devo nemmeno pensare, come un brivido
mi strini piano la pelle, muovi gli occhi
verso un punto chiaro di luce. Sei un ricordo
perduto e luminoso, sei il mio sogno
senza sogno e senza ricordi, la porta che chiude
e apre sulla corrente di un fiume impetuoso. Sei una

                                                                                             cosa
che nessuna parola può dire e che in ogni parola
risuona come l’eco di un lento respiro, sei il mio vento
di foglie e primavere, la voce chiama
da un posto che non so e riconosco e che è mio.
Sei l’ululato di un lupo, la voce del cervo
vivo e ferito a morte. Il mio corpo stellare.

Fabio Pusterla (Mendrisio, 1957), da Corpo stellare (Marcos Y Marcos, 2010)


Del resto: non è questione di aeroporti, questo mai.

Del resto: non è questione di aeroporti, questo mai.
Né partenza né arrivo possibili. Voli,
tragitti di luna e di buio, precipizi dell’aria.
Ali mitragliate,
da cui passano meglio la luce e la nebbia,
ali sconvolte e spiegate.
E questa immensa solitudine,
dentro la quale a volte risuonano voci, messaggi.
Solitudine,
rapidi incontri d’astri, viaggi che non finiscono,
ponti crollati. E giù,
sulla crosta terrosa dei campi deserti,
strisce di tracce e zampe, stoppie e orme.

Fabio Pusterla (Mendrisio, 1957), da Corpo Stellare (Marcos y Marcos, 2010)