lara, i gigli

dovevo apprendere la meraviglia
se un giorno guardando dalla finestra
ho visto nel sole tua figlia
correre incontro ai gigli già sbocciati,

negli occhi una letizia, una festa
che solo vergogna era il malumore
di fronte agli occhi chiari, spalancati
sull’incanto pauroso delle ore:

dovevo apprendere la dedizione,
il candore feroce delle mani
per cui le cose sono nuove e buone
e senza nome è il frutto del domani.

Italo Testa (Castell’Arquato, 1972), da L’indifferenza naturale (Marcos y Marcos, 2018)

– consigliata da Paolo Maccari


perché sono arrivati e ci chiamano

perché sono arrivati e ci chiamano
dalle cascine sparse nella neve
e nel dicembre luminoso affondano
dietro le quinte mobili del giorno;
ho provato a fermarli: non ascoltano,
camminano sugli argini, proseguono
stringendo le spalle contro il vento
si piegano in avanti, a passi lenti
raggiungono il cofano innevato,
l’auto lasciata in mezzo al campo;
ho provato a chiamarli: non guardano
in nessuna direzione, s’inoltrano
sulla pianura estesa del chiarore
da cui sono arrivati infine tornano.

Italo Testa (Castell’Arquato, 1972), da L’indifferenza naturale (Marcos Y Marcos 2018)

– consigliato da Giovanna Frene