Non servivano un piglio da segugio

Non servivano un piglio da segugio
o sensi apertissimi per distinguere
nella polvere annidata la traccia.
Ci colse la conoscenza del vento
che tirava impreparati una sera.
Del tutto mai chiarito fu il momento
preciso del sorpasso: accadde ancora
una volta che là fuori nel cosmo
qualcosa si sganciasse, poi partisse
imprendibile per noi, velocissimo.

Marco Bini (Vignola, 1984), da Conoscenza del vento (Ladolfi, 2011)


Solo agli strilli rimane un senso di verticale

Solo agli strilli rimane un senso di verticale
da basso risalire; qui non si misurano in acri
ma in lembi da strappare alla piena che risale
i magri gli avanzati i salvabili resti.

Dopo un’entrata assassina il guaito accarezza
soltanto la punta dell’erba; qui non il cerotto
ma la crosta rimargina al circostante
vetrocielo: siamo fatti per le storie da ascoltare

se è vero che dormono le armi in fondo ai pozzi
e gli striscioni fatti a brani stanno bene con il nodo
sopra la camicia. Ci sono rughe nette lungo il mento
e poche tenui parole; qui si ride ormai di tutto.

Marco Bini (Vignola, 1984), inedito

 


Ci sta che quasi niente corrisponda

Ci sta che quasi niente corrisponda
alla favola di noi che dovremmo recitare
a pieno fiato scambiandocela in dono
o reciproco anatema. Ci sta pure
a questo punto di scomodare gli spiriti
migliori – se ne abbiamo – con la preghiera
di diffonderci oltre il nostro senso stretto.

Il mondo è un manufatto insistente tra le dita,
mentre il tempo va di lima: stempera gli spigoli
e ottiene la misura auspicata, una storia al singolare.
Così si impara a stipare di niente i granai, a mulinare
i palmi alla corrente per stringere nelle mani solo vento,
un vuoto da graffiarsi tra i capelli, con le unghie.

Marco Bini (Modena, 1984) da Conoscenza del vento (Ladolfi, 2011)