La gioia di sapermi al riparo, ma non fu riparo allora

La gioia di sapermi al riparo, ma non fu riparo allora
la nostra vocazione di baciarci sotto
le lenzuola. Di giorno ti aggiri sola davanti
al mondo imbecille e pensi e muori.
La gente parla, spiega, quello che fa il pittore in via Boltraffio,
l’altro che ha messo in piedi una cantina, c’è anche chi ha fatto
la galera, chi ha tentato il suicidio mentre cade
la sera ti ucciderei io se potessi, ti caverei gli occhi
nel letto, l’imperfezione, il difetto
di quella stanchezza metrica di infanzia,
la materia bianca, la morte
mi moriva tra le braccia e quella volta
sì bruciavo di passione
cieca nella perfezione… non temere… non temere.
Un altro uomo se ne va. Ma io senza di te non ci so stare.

Mary Barbara Tolusso (Pordenone), da Disturbi del desiderio (Stampa2009, 2018)


Del resto, e per una quantità di ragioni

Del resto, e per una quantità di ragioni
nessun periodo del passato ci è tanto
ignoto quanto i due o tre decenni
che dividono i nostri vent’anni
da quelli di nostro padre. Perciò
può essere utile ricordare che nei tempi
cattivi si fanno orribili abiti e pessime
poesie seguendo gli stessi principi
dei tempi buoni; e che ogni giovane
uomo si impegna a distruggere i buoni
risultati di un’epoca nella convinzione
di migliorarli. Sempre, invece, hanno
adorato il sole, la salute e il culto
degli eroi non è mai stato chiamato
«sottouomo». Ma stavolta, diciamolo,
le cose si mettono al meglio,
c’è uno spirito di riforma e di felice
coscienza. I tempi non sono più
quelli del babbo, uno sboccio,
un’aurora, una piccola resurrezione.
Non si sentono cani ululare, né si vedono
palizzate sulle strade. Oltre la siepe
un’orma stanca risale, brilla sola.

Mary Barbara Tolusso (Pordenone, 1967), Il freddo e il crudele (Stampa, 2012)