Ancora adesso

Basta tenere aperte le finestre
nella bella stagione, per sentire
a tarda notte le stesse sirene
(l’ambulanza che squarcia e poi scompare
dissimulata nelle nostre vene);
cogliere quelle luci, il palpito
sottovuoto dei lidi di Gallipoli.

Scorgere senza montare, appiedata
a eccezione di rari portaordini
per la corsa di pochi metri prima
dell’abisso sicuro, la brigata
in maniche di camicia e moschetti
scarichi, baionetta dell’impero.

 

Massimo Bocchiola (Pavia), da Mortalissima parte (Guanda, 2007)


(bramaròn)

Anche noi abbiamo visto tante volte
i bramaroni, ricami di brina
sui rami, che diceva nostra madre.
Specialmente nella spianata bassa
prima di Lodi, dove si girava
per l’autostrada. Si sa, erano inverni
differenti (prendeva la corriera
bassa, a soffietto, che dalla Commenda
la portava in città, per l’istituto
magistrale, e infine fu mitragliata
dagli alleati nel ’44).

Aveva due parole per l’inverno:
l’altra indicava il tempo del disgelo
lo sgocciolare del ghiaccio di grondaie
che qui da anni non si vede più.

 

Massimo Bocchiola (Pavia, 1957), da Le radici nell’aria (Guanda, 2004)