Da quando il mondo è finito ti scrivo con più regolarità

Da quando il mondo è finito ti scrivo con più regolarità
(ogni giro di luna).
 
Dico finito ma esagero.
Ogni cosa è al suo posto.
Ma sono i posti 
che non ci sono più
che sono incasellati in un termitaio:
un favo abbandonato dalle api.
 
Lì 
probabilmente
esiste un Ordine Conclusivo.
(Voglio dire che il mondo non è stato ammassato a caso).
 
Ma noi non siamo interessati a queste cose.
Noi volevamo affittare un monolocale
per avere qualche rapporto intimo (non proprio sessuale):
ad esempio lavarci reciprocamente i capelli e pettinarci
e poi scegliere i nostri vestiti secondo una logica
che a me piacerebbe definire
stringente.
 
Poi volevamo costruire una libreria in cucina. Un vero ricettario
perché secondo me nella vita non si dovrebbe fare altro che cucinare
anche se poi non si mangia quasi niente.
Roberto Amato (Viareggio, 1953), Il disegnatore di alberi (Elliot, 2009)
– consigliato da Alberto Cellotto

Spesso parlo con tuo marito di cose che ti riguardano

Spesso parlo con tuo marito di cose che ti riguardano.
Una volta gli ho detto di chiudere bene la finestra di camera vostra
perché secondo me avresti potuto lasciarmi cadere una treccia.
Lui ci ha riso (è un uomo molto pratico) e mi ha fatto notare
che porti i capelli corti da quando avevi sedici anni.
Io l’ho guardato dritto negli occhi più che altro per fargli capire
che non li abbasso gli occhi di fronte a uno come lui
che non si intende di capelli e che forse non ha mai visto una treccia
in vita sua.
Poi ho cominciato a parlare distrattamente:

Dalle finestre potrebbero entrare i ladri e uscire
i fantasmi dolcissimi che lei
conserva dove tu non immagini nemmeno.
E se uno non sa immaginare certe cose
in fondo è già perduto
anche prima che entrino i ladri e che il cane
si svegli di soprassalto.
Tanto lui non vedrebbe nulla
è un cane che non è abituato a fiutare i pericoli.
Ad esempio da me si lascia accarezzare
anche se io
quasi sempre lo guardo con disprezzo e a volte
perfino con paura.

io non lo so perché ho paura dei cani
(anche di quelli piccoli)
forse perché sono idioti e si lasciano ingannare
dalle apparenze
forse perché ti guardano le mani
e credono di capire a che pensi.

Roberto Amato (Viareggio, 1953), da Il disegnatore di alberi (Elliot, 2009)