Amico mio

Amico mio
osserva questo ridere. Sono i colli
dentro una luce di luglio; oppure
sono i denti
che di scatto scivolano in immagine
e restano vicino alla corteccia
come aggrappato muschio e coagulo
sangue di un’ombra. È una materia chiara
liquida; come vista da una vitrea
superficie e attraversata
da una nuvola priva d’affanno
e di dolore. Ritrovalo.
Perso, sperduto dove sia
maledetto e ansante. Ama
questo ridere
amico mio.

Tommaso Di Dio (Milano, 1982), inedito


L’uomo teneva alzato il braccio

L’uomo teneva alzato il braccio
davanti alla grande magnolia. Era una festa
una ricorrenza del calendario
civile italiano; e molti parlavano. L’uomo aveva ricevuto
un fratello morto, un’esplosione grande
che aveva spaccato il giudice Paolo
faccia cemento e corpi, molti anni fa.
Ciò che muore e ciò che non può morire, trovo scritto
in un grande libro del passato. Ho sbagliato tutto.
Invece ho sbagliato tutto, quell’uomo ripeteva
e teneva
il braccio alzato. Ciò che muore
è ciò che muore; e soltanto qui
ogni cosa sta compressa. Coagula caglia. Aspetta
il punto vivo sangue tuo
dove trapassa.

Occorre che tu la rifaccia
questa vita altrove.

Tommaso Di Dio (Milano, 1982), inedito

– consigliato da Tommaso Di Dio