Convinto
Pubblicato: 7 giugno 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Umberto Fiori 1 CommentoOrmai loro parlavano, parlavano,
e io zitto, come si sta
quando si ha in bocca il trapano del dentista.
Solo ogni tanto a gesti, o con un verso,
facevo segno di sì,
di sì, che ero d’accordo.
Ero alle corde,
a furia di domande; ero preso
in una rete di argomenti
sempre più forti,
sempre più stringenti.
Perché è così: quando ti chiama quello
che mette in ordine il mondo,
quello che tiene insieme
persone e cose, quello che costringe
a darsi ragione o torto
– non si scappa, tocca dar retta,
tocca rispondere all’appello.
Ma quando si distrae per un momento
e allenta la stretta, e si sta
come una rana
in una mano aperta,
è bello.
Umberto Fiori (Sarzana, 1949), Poesie 1986-2014 (Mondadori, 2014)
Umberto Fiori consiglia Franco Loi
Pubblicato: 28 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Franco Loi, Umberto Fiori 1 CommentoDe Diu sun matt…
De Diu sun matt, se streppa la cusciensa.
Vu ‘n gir, el pensi, me ‘l remèni, e vu…
E püssè ‘l pensi, e pü ghe sun luntan.
Diu l’è schersûs… L’è cume fa la lüna,
ch’i mè penser în nüver, e lü se scund.
Inscì, me tundi via, parli cuj òmm,
e matta l’è la lüna, ciara lünenta,
cun la sua lüs che slisa ne la nott.
Franco Loi (Genova, 1930), da Memoria (Boetti&C., 1991)
Di Dio sono pazzo, si strappa la coscienza.
Vado in giro, lo penso, me lo rimugino, e vado…
E più lo penso, e più gli sono lontano.
Dio è scherzoso… E’ come fa la luna,
che i miei pensieri sono nuvole, e lui si nasconde.
Così, mi distraggo, parlo con gli uomini,
e matta è la luna, chiara luneggiante,
con la sua luce che scivola nella notte.
Alla poesia di Franco Loi –una delle più forti e autentiche dell’ultimo Novecento- molti sono costretti ad accostarsi attraverso la traduzione in lingua messa a disposizione dall’autore. Sereni, Fortini, Giudici –lettori decisivi per il riconoscimento critico del poeta negli Anni ‘70- capivano il milanese come si può capire il tedesco, o il russo. Fortuna ha voluto che il sottoscritto –ligure di nascita, deportato a Milano a cinque anni- abbia respirato questo ostrogoto cordiale e spigoloso fin da piccolo. Loi, io lo leggo direttamente in dialetto, e l’ho persino cantato (grazie alla musica del mio amico Tommaso Leddi). Il testo che ho scelto è uno dei miei preferiti; l’imbarazzo che mi trasmette la sua versione italiana (seppure “d’autore”) è rivelatore. Le svise sintattiche, che nell’originale animano il testo, in italiano risultano goffe e legnose; rimuginare è l’ombra “signorile” di remenâ; l’epiteto luneggiante un penoso ingessamento dell’originale lünenta; il verbo scivola è l’eco insipida dell’etereo slisa. Eccetera. Ascoltata in milanese, questa lirica è la quintessenza della poesia di Loi: una mistica “bassa”, colloquiale e profonda, che rivolta la grande tradizione lirica italiana, infondendole nuova intensità. (Umberto Fiori, marzo 2014)



