Sogno, o la terza riva di ogni fiume

il verde è il più crudele dei pugnali
ma un sogno     è abbarbicato come un crimine ai campi di ieri
abbarbicati alle sedie di legno di ogni albero di pino
i morti cominciano la scuola

colui che sogna     deve
seguendo una primavera scorrere in questo fiume
seguendo il fiume     battere la terza riva fra le bianche ossa

questo bianco amore né esistente né illusorio
eppure che costringe al rischio la rosa quotidiana
ti fa tornare al passato in mezzo ad un incendio
una musica eseguita fin dall’infanzia è sempre più spaventosa all’ascolto
ferita tenuta fresca dall’oscurità     come la stanza della notte
anche una mano premuta sul cuore ha un’eco
sempre più vuota     assediata dal fondo del fiume
solo in sogno riconosce     la malasorte che i poeti non riescono ad evitare

è la tua stessa malasorte
l’intera vita è una notte ad occhi sbarrati
la terra che vedi in sogno sprofonda incessantemente sotto i tuoi piedi
quando affonda nella carne     è profonda come la caduta nel
vizio     sulla terza riva nessuno che dorma o si svegli

Yang Lian (Berna, 1955), da Dove si ferma il mare (Scheiwiller-Playon, 2004)


Pierluigi Cappello consiglia “Vicinato” di Yang Lian

Affidarsi significa prestare fede in qualcosa. E per il poeta che ho scelto è un atto più che mai necessario perché non sono in condizione di dirvi quanto e se siano ingenti le perdite della traduzione. Dunque, per questo autore, sono costretto a prestare fede alla traduttrice, tanto più che egli individua nella refrattarietà alla traduzione il valore di ogni buona poesia. Vi sto parlando di Yang Lian, nato a Berna nel 1955 da una coppia di funzionari d’ambasciata, cresciuto a Pechino, e, da quando ha pubblicamente condannato le scelte repressive del governo cinese dopo i fatti di Piazza Tian’anmen, esule e cittadino del mondo. Ho conosciuto il suo lavoro l’anno scorso, quando ha vinto il premio internazionale Nonino. La poesia che ho scelto è tratta da “Dove si ferma il mare” Scheiwiller, 2004, a quanto ne so l’unica traduzione in volume pubblicata in italia, se si esclude un’antologia Einaudi, in cui è in compagnia di altri protagonisti della poesia cinese contemporanea. A me Yang Lian piace molto perché è capace di unire una visionarietà antichissima e un taglio occidentale, paradossalmente razionale. Ne risultano poesie che sono sogni lucidi, precisi come lo scatto di un otturatore. Eccovene l’ esempio:

Vicinato (4)

una poesia dei vivi è quanto di più vicino ai morti
una possibile tomba nascosta in cielo
come un’impossibile soffitta        chiude a chiave nella polvere
un ragno o una mosca
i cadaveri sono scatole intagliate che i fantasmi prenotano per abitarvi
aspettando che la mia mano       quando si apre lasci impronte
il topo della scala appena calpestato ritorna in vita

luce risvegliata cent’anni fa
che con stridule grida    taglia via l’ombra della fantasia del poeta
una nuvola in piedi sulle tegole
abituata a decomporsi in caviglie grigiastre
declama quanto di più vicino ai vivi
e come reliquie che rovistano fra le mie dita
esibisce     la vergogna che ogni uomo dovrebbe sentire

Yang Lian (Berna, 1955), da Dove si ferma il mare (Scheiwiller, 2004)