Raccolto

Questi tetti spinosi     dopo la trebbiatura
risplendono sull’aia estiva
questi cieli che si sono esposti al sole d’improvviso anneriscono

il mare si restringe     argentee tegole abbaglianti
due alberi si precipitano in direzioni opposte
due carestie     seminate con il grano di un uomo

la morte dell’anno prossimo è già obsoleta
il sole s’è spezzato il collo
i tuoi occhi     spianano e smascherano la città folle

Yang Lian (Berna, 1955), da Dove si ferma il mare (Scheiwiller-Playon, 2004)


Sogno, o la terza riva di ogni fiume

il verde è il più crudele dei pugnali
ma un sogno     è abbarbicato come un crimine ai campi di ieri
abbarbicati alle sedie di legno di ogni albero di pino
i morti cominciano la scuola

colui che sogna     deve
seguendo una primavera scorrere in questo fiume
seguendo il fiume     battere la terza riva fra le bianche ossa

questo bianco amore né esistente né illusorio
eppure che costringe al rischio la rosa quotidiana
ti fa tornare al passato in mezzo ad un incendio
una musica eseguita fin dall’infanzia è sempre più spaventosa all’ascolto
ferita tenuta fresca dall’oscurità     come la stanza della notte
anche una mano premuta sul cuore ha un’eco
sempre più vuota     assediata dal fondo del fiume
solo in sogno riconosce     la malasorte che i poeti non riescono ad evitare

è la tua stessa malasorte
l’intera vita è una notte ad occhi sbarrati
la terra che vedi in sogno sprofonda incessantemente sotto i tuoi piedi
quando affonda nella carne     è profonda come la caduta nel
vizio     sulla terza riva nessuno che dorma o si svegli

Yang Lian (Berna, 1955), da Dove si ferma il mare (Scheiwiller-Playon, 2004)