Se il nostro luogo è dove

Se il nostro luogo è dove
il silenzioso guardarsi delle cose
ha bisogno di noi
dire non è sapere, è l’altra via,
tutta fatale, d’essere.
Questa la geografia.
Si sta così nel mondo
pensosi avventurieri dell’umano,
si è la forma
che si forma ciecamente
nel suo dire di sé
per vocazione.

Silvia Bre (Bergamo, 1953), da La fine di quest’arte (Einaudi, 2015)


In quei pochi minuti quando affiora

In quei pochi minuti quando affiora
come un volto la voglia
(quando zampilla da sotto la lingua)
non c’è più tempo per i corollari,
vuoi tutto, anche la sua ombra,
fino al prosciugamento,
fin quando non rimanga della fine
che il contorno, il tuo riflesso sul vetro,
la linea che separa le infinite
galassie dal tuo vero appartamento.

Federico Italiano (Novara, 1976), da L’impronta (Aragno, 2014)


Il salmo di Marijana alla figlia Sara

presso l’acquasantiera col dragone,
sotto le teste di serpente sul rosone

avvicinati alle campane, battile per quattro volte,
solleva l’icona della vergine, sollevati dagli uomini in nero,
e bagnati la fronte di acqua come i delfini
sulle spalle di una ragazza tatuata che si fa il segno

trasforma in roccia i serpenti sotto il sole
sul rosone che la mattina si ribella al bianco,
inghiottendo i veleni del mondo,
combatti dolcemente per dare senso

e porta la mia richiesta, anche il suo pudore,
sulle spine del capitale come susini e uva –
gustano la tua bocca, ascolteranno la libertà
e il sapore quando sanguinano le labbra

Christian Sinicco (Trieste, 1975), da Ballate di Lagosta (CFR, 2014)