Mi lascia insoddisfatta la montagna

Mi lascia insoddisfatta la montagna
e il lago si è perfino ritirato.
Un sole orizzontale mescolato
al vento e più lontano
una diga di qua alta, di là più ancora
cemento fatto a strati
l’inclinazione curva della pietra.
Tolgono il respiro le dighe che dividono
acqua forte covata che poi esplode
elettricità che scende fino a valle
e lì una fioca lampadina
a illuminare pelle su altra pelle.

Mariagiorgia Ulbar (Teramo, 1981), da Gli eroi sono gli eroi (Marco y Marcos, 2015)


Dormo qui solo ogni tanto

Dormo qui solo ogni tanto
su questa forma mia di materasso
con un affossamento
allungatosi nel tempo
forma di quello che sarei
fossi rimasta qui per tutto il tempo
a sporcare l’aria di me
lasciare odore nella stanza.
Invece l’aria qui è intatta
liscia e profumata
insieme alle camicie di mia madre,
solo altrove lontano ce l’ho fatta
a fare veri buchi
neri odorosi di presenza.

Mariagiorgia Ulbar (Teramo, 1981) da I fiori dolci e le foglie velenose (Firenze libri, 2012)


Le pietre si comportano in modo doppio

Le pietre si comportano in modo doppio
scompaiono dentro l’acqua se le lanci
ma se l’acqua si è ghiacciata in una lastra
loro scivolano e rimbalzano.
Osservare come fanno queste pietre
fornisce una chiave sul tuo conto:
io sono pietra e doppia nel confronto
col liquido che prende e manda giù
o col ghiaccio che al contrario ferma
e lascia andare
più in là di qualche metro
scivolando lisci o con un tonfo
e la fine del muoversi, l’arresto
non è che colpa dell’attrito.
“Ma che vuoi, bella mia? Se sprofondi
non ti fermi lo stesso giù nel fondo?”
Sì, ma il fondo, è evidente, non è il sopra.

Mariagiorgia Ulbar (Teramo, 1981), da Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2012)