perché si odiano diluiscono le colpe nel caffè

perché si odiano diluiscono le colpe nel caffè
miscelano antefatti girando il cucchiaino
prima in senso orario a consistere decenni
dopo li riavvolgono                                                                                                                                                                     come se fosse spago
incatenato alla scogliera e sembra riva.
e prima in senso orario a sbattere sui lati della tazza
e dopo alla rovescia a cancellarne i segni
finché dal fondo affiora una scusa sulla schiuma
o spesso una domanda che almeno uno dei due
si pone a mente alzando lo sguardo all’orologio.
sono istanti in cui ci ritiriamo dalla scena
frazioni di secondo che infrangono paralisi
quando l’edificio è sul punto di crollare
se viene pronunciata la parola del mattino.

Luciano Mazziotta (Palermo, 1984), da Posti a sedere (Valigie Rosse, 2019)


Travesía

El vjaje más
lejano
es el sosiego, a él vuelven todas las cosas,

                      como el hambre vuelve al pan                                                                                                           y el azul al azul más profundo.

Hugo Mujica (Avellaneda, 1942), da E sempre dopo il vento (Raffaelli, 2013)

Traversata

Il viaggio più
lontano
è la calma, lì tornano tutte le cose.

                come la fame torna al pane                                                                                                                                         e l’azzurro all’azzurro più profondo.

 


Storia naturale

Si dava da fare in mezzo al campo
lepre o uccello che fosse pedonando,
una macchia che attraversava energico.
Ma non andrebbe sempre così
vita che non chiedi il permesso per vivere.
Come punte di selce i frammenti
della memoria e del sogno
si posavano sul fondo del lago.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da L’aspetto occidentale del vestito (Guanda, 1976)


ma le foglie di gelso premono alle finestre

ma le foglie di gelso premono alle finestre
e la tua gola bianca, sul banco, offerta,
Gloria di un giorno, la luce nell’aula
leva dall’ombra l’insidia degli occhi:

noi, saremo presto invasi dalle foglie,
tu, crescerai paziente nell’aperto dei giorni.

Italo Testa (Castell’Arquato, 1972), da L’indifferenza naturale (Marcos y Marcos, 2018)


Regali di Natale

Per Natale ti faccio i seguenti regali due punti
caramelle svizzere per quando hai la tosse forte da far paura
che non mangerai mai
filtri per quando fumi che butterai dalla finestra
un bicchiere piccolo per bere di meno figuriamoci
dei gettoni per telefonarmi una sera da un bar
una bugia di terracotta per quando avremo buio
una piccola spada perché sei il mio amore pericoloso
e poi anche un pezzetto di me quale vuoi?

Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Teresino (Società di poesia, 1981)


The Shout

We went out
into the school yard together, me and the boy
whose name and face

I don’t remember. We were testing the range
of the human voice:
he had to shout for all he was worth,

I had to raise an arm
from across the divide to signal back
that the sound had carried.

He called from over the park – I lifted an arm.
Out of bounds,
he yelled from the end of the road,

from the foot of the hill,
from beyond the look-out post of Fretwell’s Farm –
I lifted an arm.

He left town, went on to be twenty years dead
with a gunshot hole
in the roof of his mouth, in Western Australia.

Boy with the name and face I don’t remember,
you can stop shouting now, I can still hear you.

Simon Armitage (Huddersfield, 1963), da The Universale Home Doctor (Faber & Faber, 2002)

Il grido

Uscimmo
insieme nel cortile della scuola, io e il ragazzo
di cui non ricordo

nome né faccia. A provare l’estensione
della voce umana:
lui doveva gridare a più non posso.

io alzare un braccio
di là dal divisorio segnalando
che il suono era arrivato.

Lui gridò da oltre il parco – io alzai il braccio.
Da oltre il confine
urlò in fondo alla strada,

dai piedi della collina,
da oltre l’osservatorio di Fretwell’s Farm –
io alzai il braccio.

Cambiò città e alla fine era morto da vent’anni
con un foro di proiettile
nel palato, nel Western Australia.

Ragazzo con nome e faccia che non ricordo,
puoi smettere di gridare ora, ti sento ancora.


Up with the lark, downtown New York

Up with the lark, downtown New York.
The sidewalks, the blocks.
Walk. Don’t walk. Walk. Don’t walk.

Breakfast to go:
an adrenalin shot
in a Styrofoam cup.

Then plucked from the earth,
rocketed skyward,
a fifth of a mile

in a minute, if that.
The body arrives,
the soul catches up.

Simon Armitage (Huddersfield, 1963), da In cerca di vite già perse (Guanda, 2015). 

Sveglia con le galline, centro di New York.
Marciapiedi, isolati.
Passare. Alt. Passare. Alt.

Colazione da asporto:
botto di adrenalina
in tazzina di polistirolo.

Poi, raccolto dal suolo
e a razzo verso il cielo,
trecento metri e passa

in un minuto al massimo.
Il corpo arriva,
l’anima lo segue.