Riflessioni sul fallimento

I

Erano le notti che si automobilava
senza (naturalmente!) meta, parlando
di Artaud, di Stanislawskij, di Jerzy
Grotowski, della Comuna Baires, poi miseramente
finita in delirante nulla; di sesso e psicanalisi, certo,
di politica. Si pensava a uno spettacolo
sul terrorismo tedesco, sull’alienazione svizzera;
si girava in macchina di notte. Io imparavo a guidare.

II

Sia chiaro subito a tutti: quei sogni
rimasti lì (la sala buia, i ritagli
di tendoni alle pareti, per l’atmosfera,
la balaustra cadente, i tavolini del vecchio
sanatorio, il fallimento
totale), inespressi, pure larve, i monologhi,
la girandola di attori pezzenti e tutto ciò
che è sepolto
(a meno che anche tu, gettato
in avanti, in fuori, teso in movimenti,
a brandelli, in goffe danze), e i volti
eccetera, quei sogni lì dico
o si hanno oppure no.

III

E questa, vedi, è la scrittura
della rabbia inespressa, covata in sentina.
La scolpirei su pietre dure,
irosamente (ricordo un’iscrizione
pompeiana: quisquis ama valia, peria
qui nosci amare, bis tanti
peria quisquis amare vota).

Fabio Pusterla (Mendrisio, 1957), da Concessione all’ inverno (Casagrande, 1985)

-consigliato da Marco Malvestio


La ricompensa dell’armadio

Appare una perfetta ricompensa
il lavoro speso assieme:
un intero pomeriggio con mio padre
a montare l’armadio grande,
quello della stanza del sonno.

Appare una perfetta ricompensa
la gioia di puntellare assieme
i chiodi come idee,
di martellare forte a fissare i concetti;
dentro l’armadio ci appenderemo i ricordi,
vestiremo a festa
durante le lunghissime memorie familiari.

Intanto appare una perfetta ricompensa
aver imparato come far scorrere le ante:
vanno fissate salde come l’amore,
larghe abbastanza per respirare,
ma prima a cercare le viti
perché si avvita – a vita
come a cercare ognuno il proprio corridoio
penetrando i trucioli del tempo.
L’armadio è pronto,
va sollevato, messo in piedi:
ci vuole forza,
non basta un padre
né un figlio,
va alzato insieme
quasi accarezzandolo.

Simone Di Biasio (Fondi, 1988), da Assenti ingiustificati (Edilet, 2013)

-consigliato da Claudio Damiani