Futuro

Mia madre partorì a dicembre. La neve cadeva nel fiume.
Alla fine del mese l’acqua gelò sui pesci. Mi mostrarono a tutti
perché non ero morta: «…la toglieremo a pezzi, un braccio e
una gamba incastrati, forse incompiuti».

Di quel tempo resta solo un richiamo come un sibilo interno:
tornare in quel ventre con mia figlia, testa in giù, corpo
informe, due cordoni di carne intorno al collo.
Via da dicembre, dal fiume trasparente
indietro e indietro verso l’inconcepito
l’inizio aprile del nulla.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Il catalogo della gioia (Donzelli, 2003)


perché siamo sempre così ossessionati dai

perché siamo sempre così ossessionati dai
corpi e dalle teste, pieni di crateri che
spumeggiano vocazione, imbecilli fino
all’osso per queste provocazioni di cui ci
cingiamo il capo, sorprendenti, prevedibili,
marci da far schifo e ancora pronti a
ritentare, prolungare l’indulto, promulgare
nuove incursioni, abbiamo depredato ogni
arto, ogni cimelio, ogni piccolo ricordo roso
dai nostri desideri bulimici, perché siamo
ancora qua, a scrivere cose consumate, a
far di niente un fascio – nemmeno un falò.

Greta Rosso (Casale Monferrato, 1982), da Manuale di insolubilità (LietoColle- Pordenonelegge, 2015)