Primavera / la poesia alle elementari

Nell’aria il gergo dei rondoni,
luce lenta,
rivalsa di profumi.
Il bambino scappa in terrazza
passando per gli armadi,
travestito di cose leggere.
Pelle d’oca in maniche corte,
la sua muta di primavera.

 

Ennio Cavalli (Forlì, 1947), da Bambini e clandestini (Donzelli, 2002)


Chi sa se ‘l servirà mai a qualcossa

Chi sa se ‘l servirà mai a qualcossa
tuto sto vin
che vemo bivù fin desso
se i ne darà mai un toco de carta
che ‘l ne diga che semo stai bravi
che vemo fato benon
a tirarse su ste cioche
a sdrondenarse ‘l sarvel
a ingomearse ‘l stomego
a insiminirse i oci
su tuti ‘sti speci
che i vien fora tai biceri
co’ che te ne lassi un goto
sul fondo
a vardarghe drento fisso
sintirse manco rudinasso.

 

Giacomo Sandron (Portogruaro, 1979), da Cossa vustu che te diga (Samuele Editore, 2014)

 

Chissà se servirà mai a qualcosa / tutto questo vino / che abbiamo bevuto fin’ora / se ci daranno mai un pezzo di carta / che dica che siamo stati bravi / che abbiamo fatto bene / a prenderci queste sbronze / a frastornarci il cervello / a nausearci lo stomaco / a rincretinirci gli occhi / dentro tutti questi specchi / che vengono fuori nei bicchieri / quando ne lasci un goccio / sul fondo / a guardarci dentro fisso / sentirsi meno calcinaccio.