SCENA

Di lei seduta si notano:
capelli castani raccolti, lunghe gambe
e quel modo un po’ manierato
di muovere i polsi quando parla.
Lui è piccolo magro seduto composto
dalla scena balzano fuori
gli occhi intelligentissimi scuri
che a volte in modo inaspettato
tutto il pubblico all’unisono come
una sola persona trattiene il fiato.
I due stanno a debita distanza
come la situazione richiede
e la stanza appare quasi normale
se non fosse che entrambi
senza rendersene conto parlando
si sporgono piano piano pianissimo
un poco l’uno verso l’altro
sopra il tavolo. Si raccolgono
sul legno che fatto in mille pezzi
basterebbe per una casettina
minuscola: un letto una cucina
e i due, vicini, proprio attaccati.
Ma la casa non si può costruire.
Allora accade così: proprio lì,
sullo spazio di legno fra gomito
e gomito di lui/lei, viene deposto
come un ente sacro il desiderio:
è invisibile, ma tutti proprio tutti
lo sanno che c’è, senza un perché,
è evidente come un mattino chiaro
come un gusto una mano
un pezzo di pane quando si ha fame.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Atto unico (Valigie rosse, 2019)


(Lo stesso respiro)


C’è qualcosa in questa vita imperfetta 
di opprimente e così appagante 
che quel né prendere né lasciare 
tante volte si tramuta in un prendere 
ogni cosa e lasciare che cada o scompaia.
Ci siamo così lasciati e ripresi 
riavvolti nella nostra coperta di scuse
e alle cinque del mattino rivisti 
in un sogno e poi per minuti e ore
costretti al silenzio – la diga 
che satura ogni intento. 
Facciamo allora che in tutti 
questi anni siamo stati lo stesso respiro 
– facciamo che non ho paura di cadere
perché sarai sempre tu a rialzarmi 
sempre tu a dirmi la pienezza delle parole
che sono voce dura e indifesa.

Michele Obit (Ludwigsburg, 1966), da La balena e le foglie (Qudu 2019)