Mario Benedetti consiglia Stefano Dal Bianco

Dalla gabbia

Vi sono giorni di debolezza estrema
poiché – dice qualcuno – la pressione
atmosferica di fuori,
che ha potere sui corpi, essendo bassa,
si consustanzia a noi fin dentro il sangue
con la sua tenera virtù di morte.

Ma altri vi potranno assicurare
(e oggi io sono tra quelli)
che tutto questo spossamento, in certi giorni,
non procede dall’aria né dal corpo
ma è soltanto dolore
di anime costrette,
solitudine di molti,
vuoto vissuto male,
mancanza o assenza di uno scopo.

 

Stefano Dal Bianco (Padova, 1961), da Prove di libertà (Mondadori, 2012)

 

Poesia  di una chiarezza esemplare. La struttura  bipartita prevede appunto che il discorso sia diviso in due sequenze: 1) il sentirsi rinchiusi nel proprio corpo, in una gabbia, equivale  ad avvertire una debolezza estrema come conseguenza della condizione ambientale  in cui ci si trova (la pressione atmosferica bassa); 2) con un passaggio di grande levità,  la stanchezza è poi percepita come una serie di “cose” (correlativi oggettivi?), le quali certamente riguardano lo stato interiore di costrizione, di astenia (sempre l’essere in gabbia): qui  possiamo cogliere rimandi all’accidia petrarchesca o allo spleen baudeleriano, ma privo di quella  sua potente angoscia. Nessun cedimento a momenti di sentimentalismo e il  ritmo è estremamente regolare, in sintonia con il contenuto, con lo stato d’animo espresso. Poesia di encomiabile compostezza.

Mario Benedetti


dovremmo sedere attorno alle cose

dovremmo sedere attorno alle cose
alla loro vera posizione
come dei messaggeri su un vecchio sentiero
che riposano
come gente che conosce ciò ch’è scritto
senza la finzione che muove la voce
dovremmo ristabilire la gravita che porta al centro
non questo fracasso di strade
che barcolla, con ancora il mattino incastrato fra i denti
e si raccoglie agli angoli, attende l’agguato
mentre il rumore di passi esita
intuisce l’errore
e la difesa ci costringe ad arretrare
che stiamo qui, adesso
che c’è poco spazio
e i corpi stanchi sfregano
consumano
dimenticano

 

Stefano Lorefice (Morbegno, 1977), da L’esperienza della pioggia (Campanotto, 2006)