La misura del mondo

In matematica non sono brava.
Perdo il conto delle foglie dei rami
e per le stelle ogni volta ricomincio da capo.
Non riesco a misurare il salto delle cavallette
e non so la formula per il perimetro delle nuvole.
Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge
e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba.
La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce
e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione.
Ho diviso il numero dei semi per i frutti
il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno.
Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia
ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane.
La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana.
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari.
Due finestre fanno una vista? quattro muri sono una casa?
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? quanto pesa un segreto?
quanto misura una risata? e l’area del cuore come si calcola?

Azzurra D’Agostino (Porretta Terme, 1977)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Gretel

se stai zitta, Margherita, forse non si accorgono
che ti ho chiusa nell’armadietto
insieme ai libri vecchi alle tesine dell’anno scorso
alle videocassette scricchiolanti ai materiali
d’aggiornamento, non si accorgono forse
che non ti voglio lasciare andare, uscire da qui
che ti porto l’acqua della macchinetta
da mangiare il panino nel cellophan
può diventare, quest’armadietto, la tua tana
ci staresti meglio che fuori in ogni caso
allunga il mignolo dallo spiraglio dello sportello
se c’è ancora carne intorno all’osso puoi restare
non c’è pericolo ancora dell’inedia

resta dentro e zitta, però, la tua faccia
fa troppa paura: in mezzo ci sono quei tuoi occhi d’Etna
che squadernano le ore, fanno appelli
di cose disparate, la tua bocca digrigna
alla lavagna, è più scritta e nera di lei,
e quando ti muovi hai un’inarcatura del mento
che squassa di domande disordinate
sei maleducata e forse anche educata al male
balli sui confini scalza una specie di danza
primitiva, i piedi pesti e scrolli le mani
neanche ti fossi davvero bruciata
ma se stai zitta, Margheritina, non si accorgono
e ti tengo ancora un poco con me

 

Maria Luisa Vezzali, da Scuola d’ossa (inedito)