Sassi

fino alla fine

noi bambine antiche figlie adulte
convinte
che un tale amore sia
incorrispondibile così denso
da coagularsi in non-amore
né solo vicine o solo lontane
né solo fuori o solo dentro
sostanza consistente
in ciò che non si slega e non si compie

noi abbiamo il tocco
contiguità contagio
di spargere fecondità sul mondo
mute solenni operose e poi
declinati quei molteplici modi
tutti quei modi che sappiamo bene
di conservare la ferita
lasciando il campo
immarcito per troppa irrigazione

tra noi si irradia una concentrazione
che esclude la parola
più che altro carne soffio materia
banca amorosa informe
alla quale non possiamo tornare
e ripagarci il debito
per quante volte ci moltiplichiamo
nella stanza buia il moto a ritroso
si inceppa in avanti: lo specchio
è vuoto e forse anche irridente
oppure è l’occhio
incapace a vedersi

fino alla fine
Maria Luisa Vezzali (Bologna, 1964), da Lineamadre (Donzelli, 2007)

-consigliato da Matteo Fantuzzi

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Gretel

se stai zitta, Margherita, forse non si accorgono
che ti ho chiusa nell’armadietto
insieme ai libri vecchi alle tesine dell’anno scorso
alle videocassette scricchiolanti ai materiali
d’aggiornamento, non si accorgono forse
che non ti voglio lasciare andare, uscire da qui
che ti porto l’acqua della macchinetta
da mangiare il panino nel cellophan
può diventare, quest’armadietto, la tua tana
ci staresti meglio che fuori in ogni caso
allunga il mignolo dallo spiraglio dello sportello
se c’è ancora carne intorno all’osso puoi restare
non c’è pericolo ancora dell’inedia

resta dentro e zitta, però, la tua faccia
fa troppa paura: in mezzo ci sono quei tuoi occhi d’Etna
che squadernano le ore, fanno appelli
di cose disparate, la tua bocca digrigna
alla lavagna, è più scritta e nera di lei,
e quando ti muovi hai un’inarcatura del mento
che squassa di domande disordinate
sei maleducata e forse anche educata al male
balli sui confini scalza una specie di danza
primitiva, i piedi pesti e scrolli le mani
neanche ti fossi davvero bruciata
ma se stai zitta, Margheritina, non si accorgono
e ti tengo ancora un poco con me

 

Maria Luisa Vezzali, da Scuola d’ossa (inedito)


non dico che ti conosco non

non dico che ti conosco non
ti descrivo con i verbi indicativi
dico vengo verso di te ti sento
venire verso di me
in questo spazio
che non si chiude

si colma
alla luce ardente del corridoio
andare avanti indietro
spogliarsi rivestirsi
sprofondare riemergere
al senso letterale di frasi come
come è andata oggi?
baci al volo rare intimità
fatiche insensate
occhi che calano
da soli
di fronte a ciò che è
infinito guardare

Maria Luisa Vezzali (Bologna, 1964), da lineamadre (Donzelli, 2007)