Aruspicina

Gli aruspici infilavano le mani nelle viscere
e decifravano il futuro: un nodo, un filamento
fuori posto dialogavano con un sogno,
con il passaggio di una cometa. Chiusa
nel tuo scrigno di pelle e amnio tu borbotti
silenziosa, affidi ai pugni, alle gambe
i tuoi messaggi misteriosi. Dici che saremo
due, tre, indissolubilmente. Anche dopo la lontananza,
la chiusura delle porte, la corsa verso il mare
che anche a te nasconderà ciò che nasconde.
Aggiungi che sarà faticoso: che i desideri
provocheranno fratture, partenze, e a sera pianti
nelle camere. Dici che la vita ti appartiene
e ti scuote con un sussulto, batti un colpo
sul palmo e prometti che la farai viva,
la popolerai di mille suoni.
Sussurri che ti piacciono le sciarpe, la musica
post rock, le scie degli aerei intrecciate
in quelle x. Qualche volta dormi pure e predici
che tutti veglieremo scrutandoti,
contando i tuoi respiri.

Massimo Gezzi (Sant’Elpidio a Mare, 1976)

 


Rainy Mountain Cemetery

Most is your name of this dark stone.
Deranged in death, the mind to be inheres
Forever in the nominal unknown,
The wake of nothing audible he hears
Who listens here and now to hear your name.

The early sun, red as a hunter’s moon,
Runs in the plain. The mountain burns and shines;
And silence is the long approach of noon
Upon the shadow that your name defines–
And death this cold, black density of stone.

N. Scott Momaday (Lawton (Oklahoma), 1934), da The way to Rainy Mountain (UNM Press, 1976) – Traduzione di Franco Meli.

 

Cimitero a Rainy Mountain

 

Il tuo nome è essenzialmente il nome di questa roccia scura.

Devastata dalla morte, la mente per sempre inerisce

Per sempre a quanto è nominalmente sconosciuto,

Qui chi ascolta può udire il moto

Del nulla udibile e ora sente il tuo nome.

 

Il primo sole, rosso come la luna del cacciatore,

Scorre sulla prateria. La montagna s’incendia e risplende;

E il silenzio è il lungo avvicinarsi del mezzogiorno

All’ombra definita dal tuo nome –

E la morte questa fredda, nera densità di roccia.