Aspetto davanti alla stazione di Bologna
Pubblicato: 22 novembre 2012 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Matteo Fantuzzi 2 commentiAspetto davanti alla stazione di Bologna
un mio amico residente nel bresciano
e che non vedo ormai da tempo.
Non tutti i viaggiatori sanno che lì
c’è un orologio rotto: alcuni modificano
il proprio, mentre altri si rivolgono
agli addetti chiedendo spiegazioni,
lamentando il disservizio.
E per certuni quella lapide è patetica,
porta tristezza alla mattina presto a questi
che si recano al lavoro. Gradirebbero piuttosto
un cartellone che la sostituisca,
qualcosa d’esplosivo, una pubblicità di sconti
eccezionali, di prezzi bomba, qualcosa
d’inimmaginabile, che colpisca le coscienze,
che sui passanti abbia un effetto devastante.
Matteo Fantuzzi (Castel San Pietro Terme, 1979), da Kobarid (Raffaelli, 2008)
Spesso parlo con tuo marito di cose che ti riguardano
Pubblicato: 21 novembre 2012 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Roberto Amato 3 commentiSpesso parlo con tuo marito di cose che ti riguardano.
Una volta gli ho detto di chiudere bene la finestra di camera vostra
perché secondo me avresti potuto lasciarmi cadere una treccia.
Lui ci ha riso (è un uomo molto pratico) e mi ha fatto notare
che porti i capelli corti da quando avevi sedici anni.
Io l’ho guardato dritto negli occhi più che altro per fargli capire
che non li abbasso gli occhi di fronte a uno come lui
che non si intende di capelli e che forse non ha mai visto una treccia
in vita sua.
Poi ho cominciato a parlare distrattamente:
Dalle finestre potrebbero entrare i ladri e uscire
i fantasmi dolcissimi che lei
conserva dove tu non immagini nemmeno.
E se uno non sa immaginare certe cose
in fondo è già perduto
anche prima che entrino i ladri e che il cane
si svegli di soprassalto.
Tanto lui non vedrebbe nulla
è un cane che non è abituato a fiutare i pericoli.
Ad esempio da me si lascia accarezzare
anche se io
quasi sempre lo guardo con disprezzo e a volte
perfino con paura.
Sì
io non lo so perché ho paura dei cani
(anche di quelli piccoli)
forse perché sono idioti e si lasciano ingannare
dalle apparenze
forse perché ti guardano le mani
e credono di capire a che pensi.
Roberto Amato (Viareggio, 1953), da Il disegnatore di alberi (Elliot, 2009)



