‘l eco de le vósi
Pubblicato: 12 gennaio 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Andrea Longega Lascia un commentoAl vènare e a la doménega
se magna da la zia
la tola xe la TULIP de la Knoll
la zia prepara al vènare pésse
e a la doménega ganasséte
de inverno megio méterse
un magión belo grosso de lana
la stanzéta xe freda –
anca parché el muro confina
col spazio grando de quela che na volta
gera la nostra fornasa e che desso i organiza
mostre de la Bienàl –
sèrte matine se sénte che i bate
zénte che va e che vien, e ʼl eco de le vósi.
Andrea Longega (Venezia, 1967), inedito
L’eco delle voci
Al venerdì e alla domenica / si mangia dalla zia / il tavolo è il TULIP della Knoll / la zia prepara al venerdì pesce / e alla domenica guancette di vitello / dʼinverno meglio indossare / un maglione pesante di lana / la stanzetta è fredda – / anche perché il muro confina / con lo spazio grande di quella che una volta / era la nostra fornace e dove adesso organizzano / mostre della Biennale – / certe mattine si sente battere / gente che va e che viene, e lʼeco delle voci.
Provavo per te come una specie di nostalgia
Pubblicato: 11 gennaio 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Carlo Bordini 1 CommentoProvavo per te come una specie di nostalgia
come se tu non ci fossi
e questa mancanza era più dolce della presenza
un ricordo può darsi,
una presenza che è assenza e che per questo
[sembra presente
come se la presenza fosse infinita e non possa
[convertirsi in assenza
ciò che è stato può non ripetersi ma è come se
[si ripetesse
o non è necessario che si ripeta per ripetersi
[non ancora ma sempre
il presente è ghiacciato
il ricordo non è più necessario
ma incombe
esso è presente infinito e quindi continua
[assenza
presenza non necessaria ma comunque presente
presenza
presenza nell’assenza che è dolce come la
[presenza
esperienza presente ma ormai non più ripetibile
presenza immobile e dunque come fosse eterna
senza la necessità di una conferma il tempo
[dunque non esiste più
l’amore eterno è un amore senza tempo senza
[ripetizione
è come l’assenza
il cristallo divino del presente non può essere
[contaminato dalla presenza
è ricordo infinito e quindi assenza
non ha nostalgia e non può avere rimpianto
non può non essere e quindi è
prego che tu non ritorni per farmi finire queste
[righe
quando tornerai si fermerà
morirà la magia della presenza e assenza
il presente non sarà più assente e quindi morto
il foglio finito
il ricordo diventerà trance
avverrà una rivelazione improvvisa
la ragnatela del tempo si lacererà
tutto sarà movimento millimetrico
mistero o oblio
non ricorderò più nulla di ciò che ho ricordato
il presente banale sarà morte e il nulla
il ricordo dormirà sopra il cuscino
cristallo infinito che può muoversi senza essere
[presente e avere presenza alcuna
assenza che è cristallizzazione dell’essenza
e morte.
morte divina che non ha bisogno di presenza
foglio che si stacca come se fosse l’ultimo
il quattro è il simbolo della morte secondo i
[greci
perché dopo il tre tutto è compiuto
e questo è il foglio numero quattro e quindi
[morte
una morte che non può morire perché morendo
[diverrebbe punto d’arrivo
punto d’arrivo che non può non deve esserci
[perché il ricordo è eterno
tutto è finito ma tutto non è finito e il presente è
[ghiaccio ghiacciato
come l’insetto nell’ambra
e l’immobilità del presente richiama il bisogno
[del sogno dell’assente
il vuoto è sogno è assente
è presenza vera e unica unica presenza vuota
spogliata del punto d’arrivo
il maratoneta corre in eterno per non esser
[morto quando si fermerà arriverà il punto di
[arrivo
e tutto diverrà vuoto
presente vuoto casuale non eterno assolutamente
e l’insetto imprigionato nell’ambra si sveglierà
[e desidererà nuovamente dormire
il maratoneta sa che vive in un sogno e che non
[deve assolutamente giungere al traguardo
delle brioches tutto è divino tranne l’orrendo
[banale striscione di arrivo banale
la sua corsa è continua assenza fuga egli fugge
[non corre non gareggia non partecipa alla gara
lo striscione di arrivo le fanfare le odia, egli
vorrebbe non arrivare
e sa che il suo arrivare è la sua condanna la fine
[del sogno la fine dell’assenza il ritorno al
[banale
egli odia i discorsi del sindaco l’arrivo le
[fanfare dell’arrivo
egli non vuole assolutamente essere
[intervistato.
non vuole assolutamente che qualcuno frughi il
[suo sogno
e lo deturpi con le sue parole
vuole essere solo l’assenza è una presenza
[continua.
come il maratoneta che corre e vorrebbe che
[questa corsa fosse eterna
per non tornare all’assenza del presente
per poter ricordare
per non dover ripetere
per non dover sfidare il presente paragonandolo
[al suo ricordo
non vuole brioches non vuole la gloria
per favore lasciatelo correre
lasciatelo pensare al momento magico che non
[si ripeterà perché è magico
nel ricordo è magico nel ricordo non era
[magico è magico solo nel momento che lo
[sogno correndo
il presente è assente quando arriverà si
[distruggerà perché non è ricordo
il maratoneta odia il presente l’orologio con cui
[controlla il tempo
è finito
Carlo Bordini (Roma, 1938), da Assenza (Carteggi Letterari, 2016)
-consigliato da Mariagiorgia Ulbar



