E io che guardo e chiedo

E io che guardo e chiedo
se potrà mai finire. Ancora un’ora
triste e non ho nulla
più da offrire. Però c’è stato
un tempo, sì, c’è stato

ma scrivere oggi non mi salva
le parole cui contavo
di affidare tutto il male del mondo.

Suona un disco fatto di vinile
l’onda celeste e meccanica
sale dentro il cielo di polvere
tu credimi, che a volte
vorrei il coraggio di non sapere.

Siamo sempre più felici
se crediamo di non essere in pericolo.

Nicola Bultrini (Civitanova Marche, 1965), da La specie dominante (Nino Aragno Editore, 2014)


Ancora adesso

Basta tenere aperte le finestre
nella bella stagione, per sentire
a tarda notte le stesse sirene
(l’ambulanza che squarcia e poi scompare
dissimulata nelle nostre vene);
cogliere quelle luci, il palpito
sottovuoto dei lidi di Gallipoli.

Scorgere senza montare, appiedata
a eccezione di rari portaordini
per la corsa di pochi metri prima
dell’abisso sicuro, la brigata
in maniche di camicia e moschetti
scarichi, baionetta dell’impero.

 

Massimo Bocchiola (Pavia), da Mortalissima parte (Guanda, 2007)