Due poco più in là parlano piano

Due poco più in là parlano piano
di qualcuno e di certe procedure
amorose non sempre così sincere.

“Scommetto che lei è molto carina
e adesso è a casa che lo aspetta”
gli dice sfiorandosi il décolleté
perché lui non ha dimentichi.

“E allora perché lui è qui da solo
a quest’ora di notte?”, le risponde
sfiorandola senza toccare.

“Forse perché il peccato per lei
è solo in famiglia e non sa
cosa lui vorrebbe davvero da lei”
per dirgli: sono io quella che vuoi.

“Forse è lui che non sa cosa vuole”
le dice sfiorando il ghiaccio
che lo spilla e l’orlo del bicchiere.

“Invece lo sa, ma lui è fatto così
e forse anche lei è fatta così”.
Intanto vibrano sospese sulla festa
tra le scosse dell’attesa.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Tormenti della cattività (Garzanti, 2018)


Gli uranici

Gli Uranici sono una popolazione dedita alla pastorizia e allo studio della termodinamica. Non usano le doppie ma nelle loro mani è possibile osservare diversi elementi lucidi – pezzi di strumenti musicali. Il panorama, impulsivo e orbitale, è rallentato dal laborioso accumulo del colore. Pur differenziandosi in maschi e femmine, dimostrano propensione al canto. Si dice che alcuni, ben sviluppati nel corpo e spesso sognatori, abbiamo vissuto sotto copertura sulla Terra.
Questi esseri intermedi (tra angeli e uomini) sono esperti di ingranaggi – allo stesso modo il tempo propaga nelle tubature e nella grammatica, quando l’amaro delle medicine insegue gli insetti notturni. Si aggiungano gli indispensabili rigonfiamenti e un nero coprente si annuvolerà sul manuale d’istruzioni.

Segue molta rotondità.

Pellegatta Alberto (Milano, 1978), inedito