Stare con un bambino
Pubblicato: 21 settembre 2018 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Paolo Donini Lascia un commentoGli alberi sono verdi, se c’è vento
le foglie tremano, quelle sono rondini, questo posso dirti: nei millenni
attendiamo la sillaba, la clausola assolta
sul labbro, non arriva, basta
a distrarre una caramella nella vertigine, una mentina
è stata promessa all’abisso, non altro: ti porterò a scuola.
Ti porterò a casa da scuola. Ti riporterò a casa
ogni giorno dalla scuola della luce, dai licei del tremore,
quando andrai a giocare fino ai margini, ti prenderò
in tempo prima di quel vuoto. Non altro, ti porterò
a giocare sui confini.
Gli alberi sono gialli, quando piove
vuole dire che è autunno, quelli sono passeri, questo posso dirti, quando
vengono nella mano a beccare è perché
hanno fame, è perché lo so, dà loro
le briciole che abbiamo tenuto da parte, anche tu avrai fame, ti cercherò
il cibo, non altro, posso darti questo: il cibo, il luogo
dove dormire, la veste, le scarpe, la veglia
sul tuo sonno, quando piangerai,
ti abbraccerò. Ti laverò. Nessuno
potrà toccarti finché sarò con te, ti sosterrò
quando ti alzerai e ti terrò nei passi, ti lascerò andare
fino all’aria, all’erba, sul confine. Cadrai,
ti alzerò. Ti lascerò andare. Non altro, ti insegneranno
a scuola. Ti porterò a casa, ogni giorno
ti riporterò a casa dalle scuole, da tutte le scuole ti porterò a casa, ti darò
il cibo, il caldo, il sonno, staremo
insieme, ti farò e mi farai ridere, ti comprerò il quaderno,
altri ti insegneranno, io ti porterò a casa, ti farò e mi farai ridere, staremo
insieme, ti lascerò andare, niente
fin che sarò con te potrà toccarmi.
Paolo Donini (Pavullo nel Frignano, 1962), inedito
– consigliato da Emilio Rentocchini
(a Stefania, finalmente)
Pubblicato: 20 settembre 2018 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Francesco Tomada Lascia un commentoEri troppo minuta per essere donna e sorella maggiore
come sembrava impossibile che tu fossi madre
come sembrava impossibile morire di parto
nell’anno duemila di Dio
pesavi di meno di questo cognome che oggi
io porto da solo che se si potesse prenderlo
in braccio e sollevarlo come facevo con te
sarei un uomo diverso e avrei un sorriso
più facile da regalare ai miei figli
Francesco Tomada (Udine, 1966), da L’infanzia vista da qui (Sottomondo, 2005)



