Esistiamo perché mutiamo. Il corpo

Esistiamo perché mutiamo. Il corpo
si trasforma con il tempo, così la voce
e l’odore che tutto dice. Conserviamo
poco, diamo segni di noi
nel pensiero che si evolve, nelle azioni
che si alternano, confondendo
i colori che la pelle mostra, variando i suoni
che all’istante diventano parole.
Se c’è una storia da ricomporre
(pezzo a pezzo) è nel modificarsi
delle orme che tracciamo. Così,
solo le cose ferme ci ricordano
dove siamo già esistiti,
anche se il vento cerca di mutarne le sembianze
con la polvere che accumula
in forme disadorne.
Continuiamo a dirci vivi
ostinandoci a non apparire uguali
e questo morire eternamente
è il volto stesso che la vita ci consente.

 

Domenico Cipriano (Guardia Lombardi, 1970), da Il centro del mondo (Transeuropa, 2014)


Qui

Siamo stati qui fianco a fianco tutto il giorno
insieme tra i tavoli i fogli e le sedie
nel mentre tutte le nostre cose si lasciavano fare
bene o male da noi, al di là di tutto
al di là del fatto che invece
sotto sotto non c’eravamo affatto.
Ma dopo pranzo ho poggiato davvero la testa
sulla poltrona. Poco prima avevo aperto le finestre
riempito la brocca dell’acqua il vaso dove sta la pianta.
Ma in fondo al cuscino forte e chiaro
poi ho sentito che ci doveva essere dell’altro,
che ancora nessun gesto aveva colmato la misura
quello che si poteva. Qui davanti a casa c’è una grande chiesa
sulle mensole i libri una divina commedia
parole di carta che restano appena
cenni chiusi sulle mani
come lucernari nel buio della mansarda.
Ma poi quando mi volto allora non mi bastano più gli occhi
come in una pagina quando con l’ultima riga non è finita
adesso con te in questa stanza
pare tutto una notte bianca una sete di luce che non passa.

 

Paolo Pistoletti (Città di Castello, 1964), da Legni (Ladolfi, 2014)