Glenn, come lo chiamavo nella mia mente io / antologia, Maurizio Cucchi
Pubblicato: 24 settembre 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Maurizio Cucchi Lascia un commentoGlenn, come lo chiamavo nella mia mente io,
o com’è più vero e semplice,
com’è più vero:
Luigi.
Resti per me una crepa d’affetto
o un lampo intermittente nel cervello.
E anche tu, che non l’hai mai visto,
lo ami.
Tu che hai taciuto, e oggi non taci più,
hai la memoria smangiata come la tua macula:
cerchi e non trovi più
nemmeno la sua voce.
Maurizio Cucchi (Milano, 1945), da L’ultimo viaggio di Glenn (Mondadori, 1999)
Il viaggio della poesia di Maurizio Cucchi inizia nel 1976 con la raccolta di poesie intitolata Il disperso: un libro traumatico, che segna non solo la vicenda personale dell’autore, ma che penetra all’interno della sua scrittura, frantumandola in una serie di oggetti, situazioni e voci che prendono il sopravvento sulle parole; diventano quelle parole che il poeta scrive. A distanza di più di trent’anni, dopo il passaggio fondamentale di Glenn (pubblicato da San Marco dei Giustiniani nel 1982), Cucchi ci rivela la vera identità del volto nascosto sotto la maschera di personaggi come l’attore Glenn Ford o il trombettista Glenn Miller: Glenn è Luigi, Luigi Cucchi, suo padre. Finalmente riesce a pronunciare con sicurezza il suo nome (quel «Luigi» isolato al quarto verso lo dimostra): un misterioso incidente l’aveva strappato alla vita e adesso è qui e torna a vivere nella poesia. La sua figura e l’eco della sua voce procurano ancora dolore nella mente, e tuttavia vivono di una nuova consapevolezza più matura e adulta, ora che tutto viene messo a fuoco.
(Marco Corsi)
Agnese / antologia, Maurizio Cucchi
Pubblicato: 23 settembre 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Maurizio Cucchi Lascia un commentoIl mio risveglio è stato nel tuo nome
sussurrato e un saluto un bianco sogno
Agnese che ritorni ombra che passi figuretta
bianca sottile che non mi ami.
Io ti seguo con l’occhio e con la penna
mentre scivoli e c’è la guerra
in Santa Maria Fulcorina. Sono poco
un adolescente un angelo una fantasia
sono un signore che ti pensa e inventa
mite e vile affettuoso e coltivo
la mia mania.
Maurizio Cucchi (Milano, 1945), da Donna del gioco (Mondadori, 1987)
Santa Maria Fulcorina è una via centrale di Milano, dietro al Palazzo degli Affari. Siamo in uno scenario di guerra, ma della guerra si avverte solo un’eco lontana, una sensazione di pericolo di cui è simbolo la figura trasparente di Agnese, che avanza come fosse una sorta di fantasma. Chi è Agnese? Cosa rappresenta per il poeta? Agnese è una donna simile a quelle di cui ci parla Dante nella Vita nuova: una di quelle donne che al solo passaggio riescono a suscitare nel cuore di chi le guarda un’immagine di salvezza, specie quando muovono la mano nel gesto di un saluto. Questa poesia di Cucchi è una poesia d’amore, Agnese è l’oggetto del suo desiderio adolescente, di ragazzo che deve crescere nei sentimenti e trovare il proprio posto nel mondo e nella storia, per far diventare la sua «fantasia» qualcosa di reale e di concreto, come il linguaggio che qui viene usato. Si noti in particolare la corrispondenza fra il tono pacato e l’occorrenza di parole «sussurrato», «figuretta», «fantasia», che stemperano il clima della composizione in una felice leggerezza.
(Marco Corsi)



