Marko Kravos consiglia Marko Kravos
Pubblicato: 29 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Marko Kravos 1 CommentoSol na Jezik
Tri zrna soli v usta, na jezik
in z jezikom preko zob in ustnic:
sol še bližnji smrti podeli
okus po ljubezni.
Vrzi, vrzi belo sol v morje,
naj se k rodni vodi vrne,
naj se navzame modrine.
Sol se topi, a ne mine.
Marko Kravos (Trieste, 1943), da Sale sulla lingua /Sol na jezik (ZTT-EST, 2013)
Sale sulla lingua
Tre grani di sale in bocca, sulla lingua
e sfiorare con la lingua denti e labbra:
anche alla devota morte il sale
concede gusto d’amore.
Getta getta in mare il bianco sale,
rendilo alla madre acqua
che lo impregni del suo blu.
Il sale si scioglie, e non scompare.
La poesia Sale sulla lingua /Sol na jezik ha dato nome alla raccolta poetica pubblicata bilingue in sloveno e italiano dalla ZTT-EST di Trieste nel 2013.
La trasparenza dei concetti e la dizione essenziale si richiamano alla tradizione letteraria popolare, qualche cenno ripropone legami con la lirica antica greca, il motivo eros thanatos p.es. Ma principalmente gli otto versi esprimono l’inclinazione dell’autore alla percezione sensuale della vita, (bocca, lingua, denti, labbra; senso olfattivo, senso del gusto) privilegiando la sfera emozionale nella costituzione dell’essere uomo, i sentimenti all’intellettualità, il microcosmo quotidiano alla trascendenza macrocosmica.
Se è una poesia d’amore oppure una dichiarazione di fiducia panteistica nella vita neppure l’autore Marko Kravos (1943, Trieste) lo sa. (Marko Kravos)
Umberto Fiori consiglia Franco Loi
Pubblicato: 28 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Franco Loi, Umberto Fiori 1 CommentoDe Diu sun matt…
De Diu sun matt, se streppa la cusciensa.
Vu ‘n gir, el pensi, me ‘l remèni, e vu…
E püssè ‘l pensi, e pü ghe sun luntan.
Diu l’è schersûs… L’è cume fa la lüna,
ch’i mè penser în nüver, e lü se scund.
Inscì, me tundi via, parli cuj òmm,
e matta l’è la lüna, ciara lünenta,
cun la sua lüs che slisa ne la nott.
Franco Loi (Genova, 1930), da Memoria (Boetti&C., 1991)
Di Dio sono pazzo, si strappa la coscienza.
Vado in giro, lo penso, me lo rimugino, e vado…
E più lo penso, e più gli sono lontano.
Dio è scherzoso… E’ come fa la luna,
che i miei pensieri sono nuvole, e lui si nasconde.
Così, mi distraggo, parlo con gli uomini,
e matta è la luna, chiara luneggiante,
con la sua luce che scivola nella notte.
Alla poesia di Franco Loi –una delle più forti e autentiche dell’ultimo Novecento- molti sono costretti ad accostarsi attraverso la traduzione in lingua messa a disposizione dall’autore. Sereni, Fortini, Giudici –lettori decisivi per il riconoscimento critico del poeta negli Anni ‘70- capivano il milanese come si può capire il tedesco, o il russo. Fortuna ha voluto che il sottoscritto –ligure di nascita, deportato a Milano a cinque anni- abbia respirato questo ostrogoto cordiale e spigoloso fin da piccolo. Loi, io lo leggo direttamente in dialetto, e l’ho persino cantato (grazie alla musica del mio amico Tommaso Leddi). Il testo che ho scelto è uno dei miei preferiti; l’imbarazzo che mi trasmette la sua versione italiana (seppure “d’autore”) è rivelatore. Le svise sintattiche, che nell’originale animano il testo, in italiano risultano goffe e legnose; rimuginare è l’ombra “signorile” di remenâ; l’epiteto luneggiante un penoso ingessamento dell’originale lünenta; il verbo scivola è l’eco insipida dell’etereo slisa. Eccetera. Ascoltata in milanese, questa lirica è la quintessenza della poesia di Loi: una mistica “bassa”, colloquiale e profonda, che rivolta la grande tradizione lirica italiana, infondendole nuova intensità. (Umberto Fiori, marzo 2014)



