Ancora una fotografia
Pubblicato: 1 aprile 2014 Archiviato in: I poeti sono vivi | Tags: Yves Bonnefoy Lascia un commentoChi è, che si stupisce, che si chiede
Se deve riconoscersi in questa immagine?
Deve essere estate, e un giardino
In cui cinque o sei persone sono riunite.
Ed era quando, e dove, e dopo cosa?
Questi, chi furono, gli uni per gli altri?
E poi, se ne preoccupavano? Indifferenti
Come già la loro morte chiedeva loro d’essere.
Ma questo, che guarda quest’altro
Pur se intimorito! Strano fiore
Questo frammento di fotografia!
L’essere cresce a caso nelle vie. Un’erba povera
Che lotta tra le facciate e il marciapiede.
E questi rari passanti, già delle ombre.
(Yves Bonnefoy, Tours 1923, da L’ora presente, Mondadori 2013)
Qui est-il, qui s’étonne, qui se demande
S’il doit se reconnaitre dans cette image?
C’est l’été, vraisemblablement, et un jardin
Où cinq ou six personnes sont réunies.
Et c’était quand, et où, et après quoi?
Ces gens, qui furent-ils, les uns pour les autres?
Meme, s’en souciaient-ils? Indifférents
Comme déjà leur mort leur demandait d’étre.
Toutefois celui-ci, qui reguarde cet autre,
Intimidé, pourtant! Etrange fleur
Que ce débris d’une photographie!
L’etre pousse au hasard des rues. Une herbe pauvre
A lutter entre les facades et le trottoir.
Et ces quelques passants, déjà des ombres.
Nanni Balestrini consiglia Francesca Genti
Pubblicato: 31 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Francesca Genti, Nanni Balestrini Lascia un commentoL’impiegato F. Pasquale (ufficio via Andrea Doria)
mentre si gratta il pacco con una flemma australe
e la folla inferocita si accalca allo sportello
con suprema stizza e sorriso tutto boria
annuncia: “si è bloccato il terminale”
scatenando l’ira di due vecchie impellicciate
(una nella foga si sputa la dentiera
e l’altra si fa aria con le raccomandate)
e la crisi isterica di una trans nipponica
che scaglia a terra un pacco di Natale
che si sfascia e rivela confezioni
di pasta Rummo, Agnesi e Buitoni.
La ragazza con la spesa e il passeggino
cerca di sedare il suo bambino
che urla come un’aquila preistorica
perché pretende per la cifra modica
di euro diciannove e novanta
che la madre gli compri una ghirlanda
di caramelle colorate tipo Smarties
da sgranocchiare durante l’odissea
che li separa dallo sportello C
dove la madre arriverà stremata
col colorito bianco come un cero
e davanti alla mora da pagare
caccerà il suo classico urlo nero.
Il cingalese con le rose rosse
chiede ragguagli a una vecchia pensionata
che ha un problema di mascella deragliata
e parla in una lingua incomprensibile
che cerca di ovviare con gesti universali
– esperanto di esperienze solidali –
così alla fine anche lui capisce
che non c’è trippa né permessi di soggiorno
perché oltre al terminale si è bloccato
anche quel coso che distribuisce i numeri
(per questo tutti quanti danno i numeri).
Il bimbominkia al postamat all’ingresso
armeggia con destrezza al cellulare
mentre sceglie da pantheon assortiti
i santi e le madonne da scagliare
contro quei vecchi rincoglioniti
che non sanno ancora adoperare
la carta prepagata postepay
e per concludere le loro operazioni
(e quindi poi levarsi dai coglioni)
ci mettono dai cento ai mille eoni.
Le due zingare all’angolo di fuori
guardano la falce della luna
che nel mattino azzurro adamantino
sembra il sorriso allegro di un bambino…
Francesca Genti (Torino, 1975), poesia inedita
La poesia di Francesca Genti è allegra e scanzonata, ironica e birichina. Questi suoi versi ci raccontano una buffa scenetta che si svolge davanti a uno sportello delle poste dove una coda di pensionati, madri con bambini, extracomunitari, si accalca, inferocita perché niente funziona. Un quadretto sonoro e movimentato della nostra quotidianità, il cui ritmo vivace e cazonatorio descrive il brulicare di personaggi comuni, le loro pene e ansie con simpatia e comprensione. (Nanni Balestrini)



