Daniele Mencarelli consiglia Stefano Maldini
Pubblicato: 3 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Daniele Mencarelli, Stefano Maldini 1 CommentoHo fumato la pipa domenica sera
a Bagno Vignoni – l’anima d’acqua
mi parlava degli uomini, che si avvicinano
e passano, senza ascoltare il riflesso lunare
e a te del nostro lungo abbraccio
che non sa esistere disincarnato – ho alzato
lo sguardo piano, ripetendo con la mano
un gesto noto di carezza, disabituato dalla fretta
e visti alla finestra, nella nebbia che si alzava
mescolata al fumo dolce del mio Troost
appena comperato, eravamo un po’ bambini
cioè il mondo, e insieme il suo significato.
Stefano Maldini (Cesena, 1972), da Luce instancabile (Raffaelli editore, 2005)
Amo questa poesia di Maldini perché tenta di avvicinare la parola al mistero della vita, una parola che vive di tensione e onestà, che non teme di essere leggibile, che vuole dire perché ha da dire. Degli ultimi due versi, memorabili, mi sono sempre rimasti impressi i tre sostantivi cardine: bambini-mondo-significato. Parole di promessa, e speranza, nel futuro e oltre. Ho scelto questo poesia di Maldini anche per un’altra ragione, avrei potuto proporre testi di tanti poeti considerati padri della nostra generazione, i nati negli anni settanta, invece, quasi ideologicamente, ho voluto ergere a padre un fratello. Siamo pronti per andare sulle nostre gambe.
Mario Benedetti consiglia Stefano Dal Bianco
Pubblicato: 1 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Mario Benedetti, Stefano Dal Bianco 2 commentiDalla gabbia
Vi sono giorni di debolezza estrema
poiché – dice qualcuno – la pressione
atmosferica di fuori,
che ha potere sui corpi, essendo bassa,
si consustanzia a noi fin dentro il sangue
con la sua tenera virtù di morte.
Ma altri vi potranno assicurare
(e oggi io sono tra quelli)
che tutto questo spossamento, in certi giorni,
non procede dall’aria né dal corpo
ma è soltanto dolore
di anime costrette,
solitudine di molti,
vuoto vissuto male,
mancanza o assenza di uno scopo.
Stefano Dal Bianco (Padova, 1961), da Prove di libertà (Mondadori, 2012)
Poesia di una chiarezza esemplare. La struttura bipartita prevede appunto che il discorso sia diviso in due sequenze: 1) il sentirsi rinchiusi nel proprio corpo, in una gabbia, equivale ad avvertire una debolezza estrema come conseguenza della condizione ambientale in cui ci si trova (la pressione atmosferica bassa); 2) con un passaggio di grande levità, la stanchezza è poi percepita come una serie di “cose” (correlativi oggettivi?), le quali certamente riguardano lo stato interiore di costrizione, di astenia (sempre l’essere in gabbia): qui possiamo cogliere rimandi all’accidia petrarchesca o allo spleen baudeleriano, ma privo di quella sua potente angoscia. Nessun cedimento a momenti di sentimentalismo e il ritmo è estremamente regolare, in sintonia con il contenuto, con lo stato d’animo espresso. Poesia di encomiabile compostezza.
Mario Benedetti



