Daniele Mencarelli consiglia Stefano Maldini

Ho fumato la pipa domenica sera
a Bagno Vignoni – l’anima d’acqua
mi parlava degli uomini, che si avvicinano
e passano, senza ascoltare il riflesso lunare
e a te del nostro lungo abbraccio
che non sa esistere disincarnato – ho alzato
lo sguardo piano, ripetendo con la mano
un gesto noto di carezza, disabituato dalla fretta
e visti alla finestra, nella nebbia che si alzava
mescolata al fumo dolce del mio Troost
appena comperato, eravamo un po’ bambini
cioè il mondo, e insieme il suo significato.

Stefano Maldini (Cesena, 1972), da Luce instancabile (Raffaelli editore, 2005)

 

Amo questa poesia di Maldini perché tenta di avvicinare la parola al mistero della vita, una parola che vive di tensione e onestà, che non teme di essere leggibile, che vuole dire perché ha da dire. Degli ultimi due versi, memorabili, mi sono sempre rimasti impressi i tre sostantivi cardine: bambini-mondo-significato. Parole di promessa, e speranza, nel futuro e oltre. Ho scelto questo poesia di Maldini anche per un’altra ragione, avrei potuto proporre testi di tanti poeti considerati padri della nostra generazione, i nati negli anni settanta, invece, quasi ideologicamente, ho voluto ergere a padre un fratello. Siamo pronti per andare sulle nostre gambe.

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