la condizione umana chiude

la condizione umana chiude
in sé la forma del tempo
che non vuoi più, allora
ti incammini tastando
muri che non vedi, conosci
la disaffezione
negli occhi scende, toccata
nell’incertezza della gamba
è poca cosa
è poca cosa anche
l’oscillare sulla strada sdegnosa

hai visto il tempo nello spazio
brevissimo, ancora da varcare

Luigia Sorrentino (Napoli), da Olimpia (Interlinea, 2013)

 

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E non l’avevo mai capito io

E non l’avevo mai capito io
se nel pulsare stretti fra le braccia
fosse mio oppure tuo quel cuore.
Qui dentro adesso amore nulla batte
e mi chiedo quali siano per te
dell’addio le parole esatte.

Domenico Arturo Ingenito (Vico Equense, 1982), da Per camminare rapidi sulle acque (Ladolfi, 2012)

 


FBP # 17

Scrivo quando sono stanco quando
sono vivo parlo quando parlo vivo
e quello che dico dopo non lo scrivo
l’abbandono lo smèmoro l’ossìmoro
l’edùlcoro l’àncoro al tempo e poi
quando il tempo passa io prendo
fiato prendo tempo penso forse
scrivo perché ho nostalgia di prima
di quando parlavo ed ero vivo.

Lello Voce (Napoli, 1957), da #Facebook Poetry (inedito)


Mimesi

Delle figure e dei fregi
si osservano sulle ali delle farfalle
e in altre specie diverse
ornamento e difesa insieme,
simili a cerchi e disegni
detti anche macchie ocellari,
sono una varietà di mimetismo
l’immaginario occhio di Dio che guarda.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da Armi e mestieri (Mondadori, 2004)


Claudia

Vorrei essere la signora di mezza età
alla fermata dell’autobus
che indica il numero
alla sua amica.

Vorrei essere la donna con il bimbo in mano
ancora gravida.
Vorrei essere la ragazza che cerca la via
lontana dal suo quartiere.

Invece sono una puttana con il suo bambino.

Vorrei essere l’uomo che giace
e un muro di casa
rinfrescato dalla pioggia di fuori
dipinto di un colore
ben intatto, non rovinato
dal tempo e guardare i miei cari mangiare.

Vorrei essere la mano che dirige
un piccolo veicolo
nel pomeriggio mite di un giorno autunnale
vorrei essere un individuo caro al tempo.

 

Francesca Sallusti (Roma, 1976), da La lepre cede il passo all’oro (L’Arcolaio, 2008)


Il coraggio più grande, sai

Il coraggio più grande, sai,
lo abbiamo all’inizio
quando nasciamo come erba
e passiamo sull’orlo
di tutte le cose
visibili
poi impariamo a parlare
a scrivere, a essere
scaltri
prudenti
a mostrarci di sasso, farci
accorti
ed è come imparare
a sognare da morti

Maurizio Mattiuzza (1965), da Gli alberi di Argan (La vita felice, 2011)


Qual è il tuo nome?

Qual è il tuo nome?
Qual è il tuo nome.
Qual è il nome di quell’uccellino
che s’è posato ora sul marciapiede
e becca qualcosa dal terreno?
E adesso a scuola, mentre le ragazze scrivono
guardo sul registro i loro nomi
che non avevo ancora visto.
Ed ecco, per alcune mi sembrano strani,
come diversi da loro;
e penso tra me: ragazze, io vi avrei dato un altro nome,
ma non dico queste parole.
E guardo la loro libera gioia
come una cascata luminosa
che per il tempo si sparge,
come semi che si dividono
e tutti insieme poi si raccolgono.

Claudio Damiani (San Giovanni Rotondo, 1957), da Poesie (Fazi, 2010)