Giulia Rusconi consiglia Anna Maria Carpi

LAGHI E LAGHI senza l’altra sponda,
boschi d’inverno fragili schiomati
come teste di vecchio e poi la neve
e lacrime di ghiaccio alle tettoie.
Le poche case accenti circonflessi.
Un piccolo nel mio scompartimento
fa merenda e gioca con l’orsetto
con davanti la madre
che guarda fuori e il padre col giornale,
tutto è fidato e tutto è famigliare.
Essere lui, poter ricominciare.

 

Anna Maria Carpi (Milano, 1939), da E tu fra i due chi sei (Scheiwiller, 2007)

 

Anna Maria Carpi ha una sua personalissima voce, da sempre, dal suo esordio con A morte Talleyrand (Campanotto, 1993) fino alla sua ultima opera, uscita l’anno scorso per Transeuropa, Quando avrò tempo. È la sua una voce che raccoglie diverse ossessioni e alcuni luoghi che tornano. Anche nel testo che propongo, dal treno su cui ci fa viaggiare, vediamo un paesaggio nordico e freddo, da brividi, che ci porta forse in Germania, luogo d’elezione per la Carpi traduttrice dal tedesco e profonda conoscitrice della letteratura di lassù. Ed è poi nel calore dello scompartimento, dove ‘si fa casa’, dove si sta insieme tra ‘compagni corpi’, che esplode con una gentilezza disarmante un assillo che sempre batte nei testi della Carpi: lo sgomento di avvertire il tempo passare, la giovinezza che si allontana, la vecchiaia (e la morte) a un passo, la trappola dello stare in vita da cui non si può scappare. E la malinconia struggente di immaginarsi di nuovo bambini a godere di una pace che non può più tornare. (Giulia Rusconi)

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