Uscire
Pubblicato: 18 ottobre 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Guido Mazzoni 1 CommentoEsce di casa per una ragione, la dimentica,
sale su un autobus, incontra le persone, le scherma col linguaggio,
dice “studente fuorisede”, “tatuata”, “filippino”
per non vedere il fuorisede, la donna tatuata, il filippino,
poi viene travolto dalle frasi assurde, le mani colorate
come animali onirici,
come uccelli tropicali, l’anarchia degli altri.
Da qualche anno le cose mi vengono addosso senza protezioni.
In sogno vedo denti rotti, punti di sutura,
topi tagliati in due, fra l’orecchio e la mascella, che discutono fra loro.
Spesso, quando parlate, io non vi ascolto,
mi interessano di più le pause tra le parole,
ci leggo un disagio che oltrepassa la psicologia, qualcosa di primario.
La tatuata scende prima di diventare umana, il vetro
moltiplica i dettagli, per un attimo
il filippino significa qualcosa,
poi prova le suonerie, il suo rumore
mi ottunde internamente, vorrei colpirlo.
Ero uscito per comprare una di quelle lampadine a led
di nuova generazione, di quelle che non si bruciano,
un paio di forbici, la frutta, un cocomero.
Ho scritto un testo che non tende a nulla. Vuole solo esserci, come tutti.
Ho scritto un testo che rimane in superficie.
Guido Mazzoni (Firenze, 1967), da La pura superficie (Donzelli, 2017)
Si diceva che una festa era stare così
Pubblicato: 17 ottobre 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Gian Mario Villalta 3 commentiSi diceva che una festa era stare così,
con le braccia vicine, tutto il mangiare nei piatti,
il buio degli alberi, l’estate piena dei suoi rumori.
“Possiamo farlo ogni volta…”:
Dalle parole sapore e parole dai sapori.
Le nuove serate insieme a tavola,
i progetti, le date… ci apparivamo migliori,
gli amici e noi, per prova
nel ricordo del dopo…una prossima volta
in questa prima accadeva, pensata, e pareva ripetersi
come non sarebbe più stata.
Gian Mario Villalta (Visinale, 1959), da Nel buio degli alberi (Circolo Culturale di Meduno, 2001)



