Prova a cantare il mondo storpiato

Prova a cantare il mondo storpiato.
Ricorda di giugno le lunghe giornate
e le fragole, le gocce di vin rosé,
e le ortiche implacabili a coprire
le dimore lasciate dagli esuli.
Devi cantare questo mondo storpiato.
Hai visto navi e yacht eleganti
Alcuni dinanzi avevano un lungo viaggio,
ad attendere altri era solo il nulla salmastro.
Hai visto i profughi andare da nessuna parte,
hai sentito cantare di gioia i carnefici.
Dovresti cantare il mondo storpiato.
Ricorda quegli attimi in cui eravate insieme
e la tenda si mosse nella stanza bianca.
Torna col pensiero al concerto, quando esplose la musica.
D’autunno raccoglievi ghiande nel parco
e le foglie roteavano sulle cicatrici della terra.
Canta il mondo storpiato
e la penna grigia perduta dal tordo,
e la luce delicata che erra, svanisce
e ritorna.

Adam Zagaiewski (Leopoli, 1945), da Prova a cantare il mondo storpiato (Interlinea, 2019)

Traduzione di Valentina Parisi

Spróbuj opiewać okaleczony świat

Spróbuj opiewać okaleczony świat.
Pamiętaj o długich dniach czerwca
i o poziomkach, kroplach wina rosé.
O pokrzywach, które metodycznie zarastały
opuszczone domostwa wygnanych.
Musisz opiewać okaleczony świat.
Patrzyłeś na eleganckie jachty i okręty;
jeden z nich miał przed sobą długą podróż,
na inny czekała tylko słona nicość.
Widziałeś uchodźców, którzy szli donikąd,
słyszałeś oprawców, którzy radośnie śpiewali.
Powinieneś opiewać okaleczony świat.
Pamiętaj o chwilach, kiedy byliście razem
w białym pokoju i firanka poruszyła się.
Wróć myślą do koncertu, kiedy wybuchła muzyka.
Jesienią zbierałeś żołędzie w parku
a liście wirowały nad bliznami ziemi.
Opiewaj okaleczony świat
i szare piórko, zgubione przez drozda,
i delikatne światło, które błądzi i znika
i powraca.

Adam Zagajewski, da Wiersze wybrane (Wydawnictwo a5, Kraków, 2010) 


W cudzym pięknie / antologia, Adam Zagajevski

Tylko w cudzym pięknie
jest pocieszenie, w cudzej
muzyce i obcych wierszach.
tylko u innych jest zbawienie,
choćby samotność smakowała jak
opium. Nie są piekłem inni,
jeśli ujrzeć ich rano, kiedy
czyste mają czoło, umyte przez sny.
dlatego długo myślę, jakiego
użyć słowa, on czy ty. Każde on
jest zdradą jakiegoś ty, lecz
za to w cudzym wierszu wiernie
czeka chłodna rozmowa.

Adam Zagajewski (Leopoli, 1945), da Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2005 (a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi, 2012)

 

Nella bellezza altrui

 

Solo nella bellezza altrui
vi è consolazione, nella musica
altrui e in versi stranieri.
Solo negli altri vi è salvezza,
anche se la solitudine avesse sapore
d’oppio. Non sono un inferno gli altri,
a guardarli il mattino, quando
la fronte è pulita, lavata dai sogni.
Per questo a lungo penso quale
parola usare: se lui o tu.
Ogni lui tradisce un tu, ma
in cambio nella poesia di un altro
è in fedele attesa un dialogo pacato.

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

Questa è, a mio avviso, una delle poesie più belle e più intense di Adam Zagajewski. Il titolo, che riprende il primo verso, esprime tutto il bisogno del poeta di ricercare l’armonia e la serenità (Nella bellezza altrui è anche il titolo di una raccolta di saggi pubblicata nel 1998). «La bellezza salverà il mondo», affermava il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij; il poeta polacco aggiunge che solo nella bellezza “altrui” vi è la salvezza. Egli pone al centro della propria opera il tema dell’estraneità, dell’estraneo, straniero, diverso, che in quanto “altro da sé” ci offre la possibilità di conoscere e di gustare il bello. Il dialogo, che conduce alla conoscenza, è possibile infatti unicamente nell’incontro con il diverso, nella musica e nella poesia altrui, come anche nella realtà quotidiana. La solitudine, anche se avesse il sapore dell’oppio, non ci porterebbe da nessuna parte. Secondo Zagajewski, l’arte, il bello, nascono dal sentimento di meraviglia nei confronti della realtà, dal desiderio profondo di comprendere le ragioni ultime delle cose (anelito verso il bello).

(Lucia Pascale)