Non voglio più saper nulla

Non voglio più saper nulla
di cose che non ci distruggano,
non chiedo più giardini, fonti,
improbabili infusi di bene:
un dio, una forma interna, eterna,
che ti materia in materia si trascina
a una meta pura, oltre i tempi,
o amuleti, morfine più antiche,
bisbigli per bimbi di notte…

Quello che ci serve anche ci consuma,
quello che amiamo ci devasta,
ma con lentezza, nei pomeriggi
assolati, con estrema calma,
entrando dai pori, dalle labbra,
dalle pupille, dalle parole soffiate
che assorbiamo e crediamo vere.

 

Andrea Inglese (Torino, 1967), da La distrazione (Luca Sossella, 2007)

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Limoni

Ci sono zone dell’appartamento
inabitabili, altre fin troppo
abitate. Sedie su cui è vano
sedersi, o impossibile pensare,
o trovare una postura di adulto
vertebrato. I metri quadri
giurati dall’agenzia di giorno
in giorno raccorciano, ma senza
un ordine, a sproposito.

Di fronte, è senza cielo: specchi
d’esistenza nel quadro fisso
della finestra. Di notte o di giorno,
è lo stesso: l’immota cucina
che l’anziana ogni tanto anima
ingoiando minestra da un cucchiaio,
le dita a mietere atomi di pane.
O la donna che strofina per ore
i sanitari, finché si allunga spossata
sotto la nube azzurra dello schermo.
O la più giovane, che allo specchio,
prima di dormire, indossa intero
il proprio guardaroba, solitaria.

Di qua stanno i limoni.
Un mucchio, nel piatto afgano,
pronti a cader fuori. Deformi,
grandi come patate, con l’adesivo
Duck e il marchio registrato
sulla scorza rugosa. Li ha venduti
il magrebino più a buon mercato.
Li beve lei, per ogni evenienza,
con acqua fredda o calda, per niente,
per sicurezza, salute. Io colgo
le loro bucce deformi, strizzate,
guardo nei vani dov’era il succo,
guardo il loro piccolo vuoto
negli occhi.

Andrea Inglese (Torino, 1967), da La distrazione (Luca Sossella, 2008)


Senza più zampe visibili, rasoterra

Senza più zampe visibili, rasoterra
come un rettile, si muove appena
il piccione ferito, l’auto che esce
quasi lo finisce, ma invece
passa solo la coda
sotto il pneumatico.

Rimane vivo per l’ultimo spettacolo:
il guardiano lo prende per un’ala,
lo butta nell’aiola-circo. Lenti,
padroni di se stessi,
nella loro placida crudezza
due corvi se lo posizionano con cura
sotto i becchi, e scattano a turno
in direzione degli occhi.

Andrea Inglese (Milano, 1967) da La distrazione (Luca Sossella Editore, 2008)