Non voglio più saper nulla

Non voglio più saper nulla
di cose che non ci distruggano,
non chiedo più giardini, fonti,
improbabili infusi di bene:
un dio, una forma interna, eterna,
che ti materia in materia si trascina
a una meta pura, oltre i tempi,
o amuleti, morfine più antiche,
bisbigli per bimbi di notte…

Quello che ci serve anche ci consuma,
quello che amiamo ci devasta,
ma con lentezza, nei pomeriggi
assolati, con estrema calma,
entrando dai pori, dalle labbra,
dalle pupille, dalle parole soffiate
che assorbiamo e crediamo vere.

 

Andrea Inglese (Torino, 1967), da La distrazione (Luca Sossella, 2007)

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