muto questo mio periplo domestico

insonorizzato   
chilometri 
scrivania- balcone   balcone-scrivania
scavati 
sperando in un sisma una deflagrazione
muri 
per voce sola o 
murales alla luna
solo questi compagni ho nella città 
pure nel tratto 
dalla stanza inquieta del sonno     
alla porta del figlio do not disturb 

nel solco affondo   mi sorreggono 
il quaderno e i gerani 
insieme resistiamo ai miasmi 
nella stanchezza di fiorireoffrire 
segni   un brancolare di mani di rami 
mentre scolorano 
il mio inchiostrosangue   i petali  

Annamaria Ferramosca (Tricase, 1946), da Andare per salti (Arcipelago Itaca, 2017)


Ancora siano i segni

Ancora siano i segni sulle rocce
a dischiudere il tempo
profili di guerrieri e bisonti
in corsa, sotto un piccolo sole
in forma di stella

ansanti
per chilometri brillanti di pioggia
profili di automobilisti e tir
sommersi da onde radio

vibra
un dolmen poco lontano
con forza immobile
convoca mani e rami
Tre pietre
– minima famiglia sfuggita al diluvio –
in silenzio guardarle nella notte
accostando l’orecchio al tronco dell’ulivo
sentirsi roccia linfa voce
arca approdata e fusa in terra

Ancora siano i segni sulle pagine
a traghettare il tempo: lontanissimi
lembi di cielo pulsanti sulle onde
inondano lo schermo, si raggiungono

Dammi parole dunque, e segni
piangi sulla mia spalla, o ridi
offrimi le scene della gioia
incontrami

prima che si diradi la foresta
prima che accada il nero errore
prima dell’ultima risata
(la ruota della terra
è il suo continuo ridere, convulso)
Annamaria Ferramosca, da Curve di livello  (Marsilio, 2006)