In una stessa terra

a Mauro Martini

Se ho scritto è per pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell’ombra della sera
per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una ringhiera
per l’attesa marina – senza grido – infinita.
Scrivi, dico a me stessa
e scrivo io per avanzare più sola nell’enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il silenzio dei passi, mia la luce deserta
– da brughiera –
sulla terra del viale.
Scrivi perché nulla è difeso e la parola bosco
trema più fragile del bosco, senza rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la pazienza
fino a togliere peso
al peso nero del prato.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Notte di pace occidentale (Donzelli, 1999)

– consigliato da Azzurra D’Agostino


Eppure di certo lo sapevano / la poesia alle elementari

Eppure di certo lo sapevano
che il pero è delicato che s’ammala
in fretta se non ci badi che la frutta
che peccato lasciarla da sola
potare tentare l’innesto si fa presto
a morire ma poi il resto? Il frutteto
abbandonato s’è ammalato
non dà frutti nessuno lo cura
dove sono tutti?

 

Azzurra D’Agostino (Porretta Terme, 1977) da Canti di un luogo abbandonato (Anonima Impressori, 2013)