Nel giorno del tuo ventiquattresimo

Nel giorno del tuo ventiquattresimo
compleanno ti faccio il favore
di scoprirmi un po’ da sola
ma non farmi prendere freddo
che la notte è lunga da aspettare
e io ho messo la gonna, quella corta,
che la gamba è già carne
e se la punzecchi delicato con l’ago
ne esce la parola dura.
Ti faccio il dono di aprirmi sottile
in quello che sono, allora prendi la torcia
perché ogni casa ha i suoi angoli
bui della paura.

Clery Celeste (Forlì, 1991), da La traccia delle vene (LietoColle – Pordenonelegge, 2014)

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Sei la superficie d’acqua

Sei la superficie d’acqua
si potrebbe attraversarti dritto
come l’inserzione di un ago.
Ne uscirebbe quel poco che basta,
due gocce appena, intravedere
le viscere e quello che ti si aggroviglia intorno.
Ma poi ci vorrebbe subito prontezza,
medicarti la ferita, applicarci sopra
un bel cerotto e via, togliersi i guanti
lavarsi le mani e chiudere la porta in fretta.

Clery Celeste (Forlì, 1991) da La traccia delle vene (Lieto Colle – Pordenonelegge, 2014)


Prendo le maniche della tua camicia

Prendo le maniche della tua camicia
e le risvolto con l’abitudine della moglie
che non sa ancora come gestire
questi tuffi degli occhi, mi arrivi in gola
e poi fino al cuore senza filtri
tutto intero nel tuo essere pieno
padrone del corpo. Guarda come ti respiro
forte, la pelle quasi l’aspiro.

Clery Celeste (Forlì, 1991), da La traccia delle vene (PordenoneLegge Lietocolle, 2014)