Dearborn Bridge

Il fumo dell’acqua sul bordo
del fiume che congela, un pomeriggio vuoto,
le barche prigioniere nella luce perfetta di un giorno senza scopo
quando ogni istante basta a se stesso
e alle cose che ripete – il celeste
tra i grattacieli, i viali in ombra,
i nostri volti nelle nuvole riflesse
sui muri a specchio, i passanti che riformano
dietro di noi la parete degli altri –

e i lineamenti dentro le stazioni, mentre dicono
che le persone sono inconoscibili,
cercano equilibri in mezzo ai propri simili,
vogliono placare desideri, essere vive
qualche attimo compiuto oltre il presente,
quando lo svincolo si chiude per mostrare
il lago, le file delle case, queste piante
che incidono il gelo e si conservano, altri esseri
nei vagoni, mentre siedono ed esistono –

e non c’è un senso ma un infinito adattamento,
l’equilibrio impercettibile che una forma
di vita impone a se stessa. Fra poco ti riassorbirà,
una persona che cammina avrà il tuo volto, questo corpo
fatto d’acqua ti sembrerà normale. Copriremo
con le parole il vuoto che abbiamo pututo vedere –
solo disordine oltre le nuvole e i nomi,
i segni splendidi a nascondere le cose.

Guido Mazzoni (Firenze, 1967), da I mondi (Donzelli, 2010)


L’istante che è appena trascorso

L’istante che è appena trascorso mentre staccavi la mano dal ferro e guardavi oltre la ringhiera non sarebbe stato molto diverso da ogni altro attimo, e come tale avrebbe avuto senso solo in funzione di quei pochi frammenti che posseggono un valore compiuto, diventano parte di noi e si fanno ricordare. Ma proprio perché era privo di contenuto, proprio perché era occupato da un movimento del tutto fungibile che esisteva solo per preparare un attimo futuro, l’istante che è appena trascorso si è come svuotato e ti ha lasciato percepire ciò che la mente si nasconde per rimanere nel mondo: lo squilibrio che rinasce intorno agli esseri, l’instabilità che attraversa le cose, e che ora cogli nel vento nato dal lago o nei moti impercettibili di questi alberi irrigiditi dal gelo, mentre il confine che i tuoi gesti rompono e riformano è il presente, e la tua vita è una membrana sottilissima.

 

Guido Mazzoni (1967), I mondi (Donzelli, 2010)