Coltello lunghissimo e stretto

Coltello lunghissimo e stretto
due persone la tengono
una terza porge fieno,
circondata da buone intenzioni
la bestia si calma, mangia
addirittura la mano dell’uomo,
all’improvviso una quarta figura
si avvicina da dietro
con uno sguardo calcola la posizione
tra testa e collo come si dice
punta delicatamente il coltello e spinge
con tutta la sua forza.
La bestia crolla
strabuzzando gli occhi
bianchi.

 

Ivano Ferrari (Mantova, 1948), da La morta moglie (Einaudi, 2013)


Dare alla bestia

Dare alla bestia
più botte
di quante ne regga,
ghignare
quando si rende conto
che sta per morire,
dargli il disprezzo
di una abrasione da manico,
ricordargli che il padre
la madre
i genitori di entrambi,
i figli
i fratelli
la specie sua,
è nata
cresciuta e morta
per renderci più alti.

Ivano Ferrari (Mantova, 1948), da La morta moglie (Einaudi, 2013)


Mary Barbara Tolusso consiglia Ivano Ferrari

Sparo su di uno straccio usato
sull’esistenza scaltra dei rimorsi
sono come la luna condannato
a stare in alto per colpa dei poeti
piloti senza viaggio o latitanti.
Prendo in ostaggio i raggi
– di sole ora si parla –
reliquie di luce clandestina
da lì sparo sulle ombre meridiane
sui feudi di catrame delle favole
vado in verso e uccido io per voi.

Ivano Ferrari (Mantova, 1948), da La franca sostanza del degrado (Einaudi, 1999)

 

Non sempre un uomo sceglie la poesia. Molto spesso è la poesia a sceglierlo. Questo testo di Ivano Ferrari attenua la mitologia dell’ispirazione, rende umano il mito, il poeta non è altro che un uomo “condannato/ a stare in alto per colpa dei poeti”. È una lezione che non sarà mai ripetuta a sufficienza. La poesia ti capita, può succedere, senza che tu l’abbia cercata. Perché la scrittura è una sorta di piaga che ti costringe alla verticalità, che quasi mai è un buon affare, nessuno ha voglia di mettersi di fronte a uno specchio per osservare le proprie (e altrui) deformità. Ferrari esprime quanto la poesia sia un corpo a corpo con la realtà, il tentativo di aprire gli occhi sui luoghi comuni, sulle comode consolazioni (il poeta spara sul catrame delle fiabe) per una lettura più audace del mondo: per te e per altri, ancora / più inesperti / che non osavano farlo, scriveva Mario Luzi in “Auctor”. Non è molto diverso dal senso di pietas che evoca infine Ferrari:“vado in verso e uccido io per voi”. (Mary B. Tolusso)