Perdonami

Perdonami
per non aver compreso allora
quanto profondo fosse l’amore
questo che ha attraversato
primavere renitenti e inverni caparbi
e approda ora alla nostra estate piena
con lo stesso volto
gli occhi arrossati dal rimpianto
le mani giunte in preghiera
per la grazia del qui e ora
noi liberi dal per sempre
ché eterno sarà l’essere stati.

Lucianna Argentino (Roma, 1962), da In canto a te (Samuele Editore, 2019)

– consigliato da Alessandro Canzian


Sosta a lungo nel farsi luogo della parola

Sosta a lungo nel farsi luogo della parola.
Impara ad accendere fuochi
che ripetano sulla terra il volto delle stelle
– un loro tratto almeno – e siano di ristoro
allo sforzo di perdurare che ogni cosa ed essere compie.
Insegna al pensiero l’uso domestico
e quotidiano del silenzio,
il suo mutare di sostanza
attraverso la liquida sonorità dell’inchiostro.

Lucianna Argentino (Roma, 1962), inedito


Mimetizzata nelle quattro sillabe del mio nome

Mimetizzata nelle quattro sillabe del mio nome
– oscurata la luce, sospesa la grazia –
tento una strenua difesa dal suo sguardo manicheo
e imito me stessa, ma senza ironia
piuttosto come un insetto imita una foglia.

Lucianna Argentino (Roma, 1962), da Diario inverso, Manni, 2006


Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poi

Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poi
per questo gli chiedeva “abbassa la voce”
pensava che se le parole si fossero fatte
simili al silenzio la loro assenza sarebbe stata
più lieve come un bisbigliare oltre una porta chiusa
o come qualcuno che senti muoversi nella, stanza accanto.

“Cambia tono” diceva a lei lui che non capiva,
e confuso rallentava il passo, cercava un riparo
da quell’estate improvvisa, dall’assalto dell’inatteso.
Ma fu in quella luce stinta che cominciò a sentire
che le cose a volte implodono, senza implorare altro,
e tornano in se stesse e stanno affini al silenzio.
Così cedette e abbassò la voce tanto che tacque.

Lucianna Argentino (Roma, 1962), da Diario inverso (Manni, 2006)