A Nella Nobili

La fabbrica di vetro anch’io la conosco
e la valle appiattita di nebbia.

Adesso raccoglie l’Abbazia d’Ardenne
le tue carte sgualcite
di pianto: se ne stanno in silenzio
in modesta chiesetta riparate
dal mondo.

Ricordo il tuo viaggio e l’amore
imprevisto, “figure atypique
marginale”, ignorando
la colpa, hanno scritto.

Per le vie di Parigi – solo –
come un fischio sbandato
del vento, raccolgo il tuo nome
con furore e spavento.

Maddalena Bergamin (Padova, 1986), inedito


Se tutto va bene poi si sta male

Se tutto va bene poi si sta male
dopo le strette di mano, le pacche
le forti emozioni si aprono valli
di vuoto, strapiombi, desolazioni

Se ti alzi voglia il cielo dal letto
sei costretto a respirare l’aria
mattutina, a sopportare la brezza
il caffè la moina del buongiorno
dei pimpanti: avanti! Sempre
avanti! Contro il risucchio
tenebroso della notte, darsi
regole fissare appuntamenti
per restare sull’elenco
dei presenti

Maddalena Bergamin (Padova, 1986), da L’ultima volta in Italia (Interlinea, 2017)


Di chi erano poi queste rose

Di chi erano poi queste rose
che tutti rubano sempre a Dino Campana
le sue, dell’altra, le nostre, le mie?
Siamo sempre di troppo, il più uno
del due e persino dell’uno. Le rose
sono stufe, si capisce, di farsi regalare
eppure sono nostre, io le accetto come un segno
cambio l’acqua con lo zucchero
accorcio il gambo le rivendico sbraitando:
sono mie, mie soltanto!

Maddalena Bergamin (Padova, 1986), da L’ultima volta in Italia (Interlinea, 2017)