(Recanati, 4 aprile 1824)

4 aprile del ’24. Nevica
su Recanti. Domenica di
Passione, avverte una chiosa – ma è l’altra
della neve ad aggiungervi di suo
una passione in più, e più certa.
L’anno
delle Operette. Ma qui, sulla carta
4057, il nome
di Newton ha appena portato un brillìo
e uno spegnersi come d’astri.
Nevica.
Penso si possa immaginare l’ora
di questa nota, e vedere la mano
dell’annotante.
È il primo pomeriggio:
frugalmente sfamato e dissetato,
torna di sopra, s’incanta
alla finestra consueta, esulta
ride tra sé bambino
per quel che fiocca sul gialliccio, toppe
alternatisi al bruno, di colline
da sempre fra le più tristi del mondo
……

Silvio Ramat (Firenze, 1939), da Pomerania (Crocetti, 1993)


(le 9)

La mezz’ora che occorre alle lenzuola
per prendere aria. Mi posso
alzare, non oziare.
C’è una regola
ogni mattina, laboriosa.
I compiti:
ma sono compiti, questi, da darsi
a uno come me?
Tutti disegni
dal vero: mi succede che, negato,
tremo da anni a ogni vista di foglia
o frutto che abbia spicco per beltà
o stravaganza.
Eccomi su scrittoi
di fortuna, vano su fogli vani:
lancio occhiate impotenti, spaventate
a questa oblunga cosa
che non ha chiesto di farsi ritrarre:
un rugoso limone, un quasi-cedro.
Troppo vero per me.

Silvio Ramat (Firenze, 1939), da Il gioco e la candela (Crocetti, 1997)